Home Studio Recording Setup  (parte 2)

Home Studio Recording Setup (parte 2)

Home Studio Recording, secondo articolo a completare il precedente che trovate QUI

Una volta configurato l’ambiente di registrazione addentriamoci sul materiale che ci serve per riprendere e ascoltare la nostra voce (o eventuali strumenti):

Microfono

Intuitivo e quasi scontato che serva un microfono per registrare la voce, ma la vera domanda è: quale?

Premettendo che non esiste un microfono universale e che non si sceglie un microfono in base alle sole caratteristiche tecniche, ma per come lavora con la nostra voce e in relazione a tutta la catena di ripresa (ma ci torniamo in un altro articolo).

Il mio consiglio è di poter provare più modelli, non sempre possibile ma magari andate in uno studio della vostra zona e chiedete una sessione con diversi microfoni, per farvi un’idea di come risponde la vostra voce a caratteristiche diverse.

Distinguiamo quindi tra due categorie:

Condensatore

Tutti abbiamo in mente l’immagine del cantante in studio davanti ad un microfono, nel 90% dei casi quel microfono è a condensatore con diaframma largo, sensibile responsivo su tutto il range di frequenze della voce per riprendere in maniera appropriata il cantato con tutte le sue sfumature.

I modelli in commercio sono svariati e per qualsiasi disponibilità economica. Voglio citare i microfoni sotrici della Neumann, 2 su tutti u87 e u67, perché rappresentano. Non sono certo low budget e anche sovradimensionati per un home studio, ma sono praticamente uno standard per moltissimi studi.

Dei prodotti entry level che potrebbero esserci utili e non faranno sfigurare certo la nostra voce sono invece il rode nt1a e il SE Electronics se2200a (e la nuova versione mkII) entrambi attorno i 200 euro e con una resa degna di prodotti di una fascia più alta. Il rode in particolare l’ho usato anche in diversi mix senza rimpiangere prodotti più blasonati.

Dinamico

Il condensatore non è l’unica soluzione per la ripresa della voce, ribadendo che bisogna lavorare per rendere al meglio la registrazione in base al tipo di voce.

In certi casi un condensatore potrebbe risultare troppo sensibile o darci difficoltà durante il mixaggio, ad esempio:

  • Se la voce del cantante ha troppa loudness, in generi musicali come metale affini spesso il cantante canta in scream o growl o graffiando e spingendo molto per necessità di stile
  • Se la stanza dove registrate presenta molte riverberazioni irregolari, in questo caso un mic. a condensatore potrebbe riprendere troppo l’ambiente circostante dando alla voce una risultante poco professionale, cheap o amatoriale insomma.

Per i generi più spinti non è raro trovare davanti la faccia del cantate, anche in studio, il famigerato Shure sm57, il prezzo è intorno a 100 euro nuovo ma talmente diffuso che di usati se ne trovano a pacchi. 

Un microfono dinamico molto utilizzato anche in studio e per riprese live è, sempre della shure, l’ sm7b. Il prezzo si aggira intornoa  300 euro, ma se ne trovate uno usato vi assicuro che è un vero affare.

Ci sono microfoni paragonabili a quelli citati anche di altri produttori, noti e meno noti, il punto su cui vi invito a fare riflessioni è quello di provare diversi tipi prima di acquistare. Un microfono non adatto alla nostra voce potrebbe portarci ad avere prodotti non eccellenti e nelle voci meno educate allo studio a snaturare l’esecuzione per cercare un determinato risultato.

Acessori Microfono

Gli accessori che possono darci una mano significante, soprattutto se registriamo coni condensatori a diaframma largo (abbiamo detto sono molto sensibili) sono:

  • Il supporto antivibrazioni (shock mount) detto comunemente “ragno” che serve a dissipare le vibrazioni trasmesse dall’asta dei nostri passi o da altre fonti di vibrazioni della stanza.
  • Il filtro anti pop, che non vuol dire che ci impedisce di registrare musica pop (LOL) ma che permette ai suoni scoppiettanti come la pronuncia della consonante ‘P’ durante un brano di far arrivare un fronte d’aria compatto al MIC. Il filtro diffrange l’aria ed evita queste “botte” al sensibile mic.
  • Il cavo, banale ma necessario. Non mi dilungo oltre perché pur sembrando facile è un argomento che merita un trattamento a parte per quanto discusso in letteratura.

 

Cuffie

In ripresa è consigliabile usare le cuffie e tutti penserete che sia un ovvietà, ma la cosa da non sottovalutare è il tipo di cuffie.

Fondamentalmente ci sono quelle chiuse, aperte e semi-aperte. Differenze? La definizione intuitivamente sta ad indicare se il suono fuoriesce dal padiglione o meno.

Di solito quelle aperte e semi aperte sono usate in mixaggio per curare i dettagli che in monitor non risaltano o in ambienti non lineari. Rispetto a quelle chiuse permettono meno risonanze.

Le cuffie chiuse invece, pur non avendo un ascolto ottimale per il mixaggio, sono fondamentali in fase di ripresa. Vi è mai capitato di registrare e riascoltanto la traccia sentire il click del metronomo o la base in sottofondo? Con le cuffie chiuse non accade e quindi evito fastidiosi rumori provenienti dall’ascolto e posso lavorare in maniera più precisa in post-produzione.

I modelli e i prezzi sono veramente una marea. I uso delle akg k92, costo < 50 euro, veramente basic ma ben costruite e per il traking voce niente male.
In questa categoria ci sono prodotti standard professionali per prezzi che ruotano intorno a 150 euro (Sennheiser, Shure, Vic Flirt, Audio Technica, Beyerdynamic, AKG)

Se registrate con cuffie consumer (quelle del telefono per esempio) state attenti coi volumi…

Schermo antiriflessioni (Microphone Isolation Shield)

Sono sempre stato molto combattuto se utilizzarne uno o meno, inizialmente mi sembrava una trovata commerciale. So benissimo infatti che tutta la stanza in cui si registra è importante, attutimenti e riflessioni devono essere ben calibrate.

Analizziamo però cosa fa uno schermo posto dietro al microfono. Un microfono a condensatore a diaframma largo con figura cardioide anche se promette di riprendere solo quello che sta nei 180 gradi davanti ha una sensibilità tale che è suscettibile anche del suono che arriva dal retro, di solito le riflessioni della stanza. Quindi in poche parole le non abbiamo una stanza con risposta lineare, con un trattamento ben fatto e se non vogliamo un riverbero naturale (lo sconsiglio perché è ostico da mixare dopo, ma dipende dal genere) adottando un MIS (mic isolation shield) potremmo migliorare di molto la nostra situazione di ripresa.

I primi sul mercato erano molti dispendiosi, oggi se ne trovano di ogni dimensione e di ogni fascia di prezzo.

Il mio consiglio? Se non badate all’estetica ma alla funzionalità potete mettere dietro al microfono del materiale fonoassorbente di poliuretano ad alta densità o semplicemente rivolgere il retro del mic ad una tenda o una parete con un mobile di legno. io all’inizio registravo di fronte un armadio con le ante aperte. Adesso che non ho un armadio in studio mi sono auto costruito il mio MIS.

Catena audio

Si è parlato di catena audio e nel nostro caso in registrazione sta a significare tutti i componenti in successione per far arrivare l’input (la nostra voce) al recorder (la nostra DAW)

Di solito è composta da MIC -> PRE -> (COMPRESSORE o CHANNEL STRIP) -> SCHEDA AUDIO -> DAW, ma in questi articoli prenderemo in considerazione la configurazione base MIC -> SCHEDA AUDIO -> DAW

Buone sperimentazioni.

Ivan Castiglia