....scrivevo di me, in un racconto. Due anni fa. Mi è capitato di rileggermi. E' ampolloso, manierato, non particolarmente scorrevole: oggi sarei forse più essenziale, organizzerei diversamente. Lo pubblico giusto perchè in questo frammento ho trovato una ratio musicale (quindi a noi comune): parlo di quella lacerante dicotomia interiore, tra dovere (studio della legge) e piacere (la musica), che così profondamente mi dilaniava. Leggo della mia pia illusione nel credere di aver trovato un equilibrio.
Come ben sapete, non era affatto vero:nell'aprile scorso ho infatti mollato quegli studi e in seguito ho cominciato ad intraprendere quelli musicali.
Descrivo, nel frammento che ho scelto, la stanza dove ero a Teramo. E i miei conflitti interiori.
Ho sperato fossero, come li ho definiti durante il raccontino -non completo-, puerili moti.
Ho cercato di convincermi che la musica non avesse priorità, ma era solo l'equilibrio fittizio di un prestigiatore precario con le carte della vita.
La sensazione di qualcosa che sfuggiva al mio controllo era insopportabile.
Alla fine, ho ceduto.

Non voglio necessariamente commenti, sia chiaro. Non me ne frega niente.
Tutto ciò che posso dire, e che voglio dire e condividere, è che se qualcuno sta vivendo questo, sente ciò che ho sentito io, beh. Cedete. E risparmiatevi le pene dell'inferno.
Perchè non è un cedere. E' un assecondarvi.
Io...sto meglio, un pò.


(omissis)
Una poltrona di vetusta fattura, una scrivania solida ma d‘antiquariato,un ampio armadio (malfermo in verità),una sedia, il necessario giaciglio:questa era la povera dote (per quanto sufficiente) che i proprietari dell’immobile avevano destinato alla mia stanza. La disposizione di tali beni era e tutt’ora è pressoché obbligata, e pur facendo appello alle mie ( non innate ) capacità d’organizzazione dello spazio, di nuovo trovai che quella fosse l’unica soluzione d’arredamento possibile, per quanto ancora una volta ne fossi insoddisfatto. Affrontai il nuovo anno di permanenza con buona lena e semplicità d’intenti: le mie attività, che quel giorno come detto erano viziate da consistente ritardo, non permettevano distrazioni oltre a quelle che la mia mente, in forzato ossequio ad una natura estroversa, non riusciva a domare e ricondurre subitaneamente negli incorruttibili binari del dovere. La disciplina è un gioiello che adorna e rende pieno anche il collo più smunto, che sostiene il peso delle responsabilità più grevi, che rende nobile dalla nascita anche chi la volontà divina ha voluto oberarne l’esistenza con il meno regale dei natali.
Ma può una colata lavica esser trattata dall’uomo come se fosse la più distillata delle sorgenti? Riuscireste, voi, a corrodere col vostro solo soffio, armati del solo vostro respiro, una roccia fino a trasformarla in vitrea sabbia, col quale labile sostrato modellare infine un del tutto nuovo atteggiamento?
Intendo dire che la mia volontà, figlia della mia sfaccettata natura, a volte è un semplice ruscello d‘acqua dolce, estuario di un lago in fiamme.
Solo da pochi mesi i buoni propositi di controllare la mia vita senza che accadesse il contrario erano suffragati da un raggiunto modus vivendi che, pur avendo abbandonato la dissolutezza precedente ,a volte ancora si piegava in caleidoscopiche divagazioni.

Per quanto all’inizio fosse dissennato, per via della impropria distribuzione delle ore di veglia e delle ore di sonno (obbligato dall’ostinazione di un carattere arbitrariamente volitivo negli interessi da perseguire) , da poco avevo raggiunto un equilibrio, affinato nei recenti tribolati mesi, che conferiva una regolarità di vita della cui mancanza avevo patito, perché è (o diventa) cedevole il carattere di chi non vuol cedere nulla, tanto incoercibile quanto defettibile, essendo destinato a franare sotto il peso dell’inconsistenza, esatta conseguenza della dispersione delle proprie forze. Così, il reclinare il capo e lasciare che puerili moti venissero finalmente soggiogati da un più razionale e opportuno impiego delle proprie virtù è stata una (quantomai dolorosa,come tutte le rinunce) conquista contro la mia esuberanza il cui trattato di resa firmò con me stesso, lasciandomi in pegno la sovranità su di sè.

Delle umane pulsioni ero, posso dirlo, libero: la musica, il pomo della discordia che strappai dopo averne infinitamente coltivato i semi nelle viscere del mio animo ad essa incline, non costituiva più una sorta di stillicidio di inattuabili propositi: non strideva più con i miei impegni, poiché aveva perso, come accennato, la sua priorità.
Pur così stigmatizzata e relegata per forza di cose in un angolo, la sua luce probabilmente sostituiva il bagliore che tanti cercano e credono di trovare, ad esempio, nell’amore: di tali questioni non mi ponevo da tempo la minima preoccupazione, in quanto le quotidiane vicissitudini, cui ho accennato, degli ultimi mesi e i fitti impegni non mi lasciavano adito di pensare a molto altro. Ed in tutta onestà, dopo aver trovato l’equilibrio, sentivo che nulla mi mancava, in una sorta di atarassia sentimentale che contribuiva di certo a render ancora più stabile il mio vivere. Negli ultimi mesi ne rifuggivo, quasi. Non avvertivo il peso della solitudine, adoravo la compagnia dei miei pensieri, e mi felicitava doverli condividere con i miei amici, laddove sentissi il bisogno di farlo. Per questi motivi, la seduta di studio, quel mattino e nei giorni successivi, fu produttiva, poiché niente di rilevante mi turbò. Dopo la prima settimana mi ero fatto un’idea dei miei coinquilini, Claude, Janet, e Leo. (omissis)

Ciao Bohemian, premetto ke non ho letto tutto quello ke hai scritto (mancanza di tempo) cmq posso dire di trovarmi nella tua stessa condizione di 2 anni fa.
Qst'anno finirò la scuola e non ho idea di cosa fare dopo... cioè forse ce l'ho... ed è quella di continuare gli studi di musica, approfondirli e ampliarli anke. Molti però mi consigliano di fare prima l'università (ke tra l'altro non so nemmeno quale) e avere la musica come semplice hobby. Ma, primo io non penso ke con un'unviersità riuscirei a continuare gli studi di musica, secondo sapendo di poter fare quello ke veramente mi piace non studierei con passione il resto, perchè sarebbe una forzatura, terzo non voglio iniziare a studiare seriamente musica a 30 anni.
In realtà io la decisione l'avrei già presa quindi, ma nn so qnt sia giusta. Ora leggendo le tue parole mi sn convinta ancora di + ke sia la strada da seguire... cs devo fare?

@lola_2 ha scritto in Boh3mi4n, due anni fa:

Ciao Bohemian, premetto ke non ho letto tutto quello ke hai scritto (mancanza di tempo) cmq posso dire di trovarmi nella tua stessa condizione di 2 anni fa.
Qst'anno finirò la scuola e non ho idea di cosa fare dopo... cioè forse ce l'ho... ed è quella di continuare gli studi di musica, approfondirli e ampliarli anke. Molti però mi consigliano di fare prima l'università (ke tra l'altro non so nemmeno quale) e avere la musica come semplice hobby. Ma, primo io non penso ke con un'unviersità riuscirei a continuare gli studi di musica, secondo sapendo di poter fare quello ke veramente mi piace non studierei con passione il resto, perchè sarebbe una forzatura, terzo non voglio iniziare a studiare seriamente musica a 30 anni.
In realtà io la decisione l'avrei già presa quindi, ma nn so qnt sia giusta. Ora leggendo le tue parole mi sn convinta ancora di + ke sia la strada da seguire... cs devo fare?

Leggendo quanto hai scritto, continua a studiare musica.
Come ha detto Pavarotti, una vita dedicata alla musica è una vita spesa bene.
Purchè tu abbia quantomeno passione. Tu mi pare ce l'abbia, poi suoni il piano da tanto tempo, quindi sei anche portata.
Io continuerei ^_^

hai toccato un punto molto importante della vita, credo, di tutti noi...chiunque abbia una passione cosi forte come la nostra prima o poi si trovera' o si e' trovato di fronte a questo bivio...
purtroppo, per quanto mi riguarda, io sono stato "costretto" a prendere la strada larga della "normalita' " (studi canonici, lavoro etc...)...e questo mi e' costato parecchio....so che tu mi potrai controbattere dicendo "se c'era vera passione avresti scelto diversamente!"....ma i problemi erano diversi e contingenti...troppo lungo da spiegare qui...in poche parole avevo una gran voglia di rendermi autonomo il prima possibile e farmi la mia vita (per questo a 23 anni ero fuori casa...); per realizzare cio' pero' ho dovuto rinunciare a tutto il resto e dedicarmi solo al lavoro per molti anni...

ma la musica e' ritornata a bussarmi sui nervi...e allora, forse con meno sogni per il futuro (quando ho ripreso gli studi avevo "ormai" 27 anni...), ma anche con piu' maturita' e serenita', ho ricominciato la personale ricerca...
ora di anni ne ho quasi 37...sono ben lungi dall'avere raggiunto un ottimo livello o dal poter decidere di fare il musicista per guadagnarmi da vivere...ben conscio invece di tutto cio' che dovrei ancora imparare!e la mia ricerca continua...
ovviamente ho dovuto ritarare tutti gli obbiettivi e questo costa parecchio...come solo puo' costarti una porta che si chiude e che sai che non si riaprira' mai...

la mia non vuole essere una risposta...ma solo una riflessione, l'immagine di una realta' che puo' essere...la dimostrazione, forse, di come, pur nella scelta di una vita "canonica" , la Musica riaffiora sempre...portando quella vena di pazzia che ti fa sentire comunque vivo...
concludo con una bella frase di Baricco..."l'uomo passa la propria vita nel ricordo...o nell'attesa..."

mi ha colpito leggere qualche giorno fa le parole di Boh e pensare a quel dilaniamento nell'anima che ha dovuto sostenere prima e con grande coraggio affrontare dopo.
E così come scrive Cigno sono quei momenti dove scegliere é sempre doloroso ma rappresentano una grande vittoria sulla vita.
Significano:ho deciso IO cosa fare e ne sottoscrivo tutte le conseguenze!!
Di altro stampo ne ho affrontati anche io di bivi,ma alla fine il non essere stata succube degli avvenimenti ma averli comunque presi di petto, mi ha sempre restituito il coraggio di viverli.
E ogni volta sento una trasformazione interiore che con gli anni ho capito che significa crescere..e consapevolmente tra l'altro.
Con queste parole anche da voi scritte desumo che sia sempre buona cosa lasciare aperto il canale audio con noi stessi e con coraggio trasmettere il segnale che sentiamo.

Felice di sapere che in questo forum ho trovato persone con cui affrontare queste annose questioni Smile

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