Dinamiche di volume (messa di voce) nel registro leggero o M2/testa

Dinamiche di volume (messa di voce) nel registro leggero o M2/testa
E' detta "messa di voce" l'esercizio basato sulla variazione di intensità e volume sullo stesso fiato e sulla stessa nota in modo graduale rispetto all'intensità di partenza, ad esempi da pianissimo a forte e/o viceversa, preferibilmente mantenendo l'appoggio ovvero la velocità di emissione dell'aria più o meno costante, adattando la pressione del diaframma ai cambi continui di massa o resistenza cordale.

Ho tuttavia alcuni dubbi e curiosità su questa meccanica, che rivolgerò prevalentemente ai lirici, nella fattispecie le donne, ma chiunque pratichi l'emissione di testa coperta, quindi anche controtenori o chiunque pratichi tali variazioni nell'area acuta o sovracuta, a prescindere da registri o presunte condizioni cordali.

Ecco un esempio https://www.youtube.com/watch?v=P1Raov47C9Q

Quando è deciso dall'adduzione cordale e quanto dal ruolo del rapporto tra muscolo vocale (Ta) e tensore (Ct o cricotiroideo) delle corde pur essendo esse addotte al punto giusto?
Per chi non lo sapesse, se il primo (Ta) prevale le corde sono corte e spesse fortemente premute le une sulle altre con ampia superficie di contatto, con la prevalenza del secondo (Ct) tendono ad allungarsi e tale approssimazione a ridursi, tuttavia le "braccia" (aritenoidi) che avvicinano le corde come una tenda per i loro angoli o capi sono comunque approssimate come si deve (anche se ho letto che tendono ad approssimarsi più tonicamente per compensare quando le corde si assottigliano, però non ricordo bene).
Dallo spessore della corda, dipende la resistenza al fiato a parità di nota, mentre con la salita in acuto, la resistenza aumenta a parità di spessore, specialmente intorno al passaggio e dopo di esso, questo spiega la sua importanza.
Ma anche l'importanza della messa di voce nel controllo del passaggio, racchiudendo in essa la sua stessa essenziale manovra, una delle chiavi di volta.

Altro esempio con esercizio dal vivo https://www.youtube.com/watch?v=P1Raov47C9Q

Cosa volevo chiedere e cosa c'entra quindi la voce di testa o registro leggero etc.?
Ecco, nel registro leggero, classicamente parlando, specie per le donne, voce di testa, la corda è sottile e il contatto ridotto. Ovviamente questo non esclude che con il giusto appoggio, la gola libera e la partecipazione del muscolo vocale ad evitare ariosità (il falsetto), questa posizione possa produrre sonorità ricche ed intense. Quanto spazio di manovra c'è per la messa di voce tuttavia?
Quello che ho notato è che in note sovracute, persino un falsetto arioso, senza tentativi di rafforzo di adduzione e voce piena, anzi anche cercando l'approssimazione minima si produce un certo volume, parlo di Re4 e oltre, che però per la mia voce bassa sono decisamente sovracuti :), eh.
Perciò chiedo se in parte ad una certa altezza il volume lo si modifichi sulla base della risonanza oltre che del registro (equilibrio muscolare laringeo), rendendo per dire la voce più spuntata e gradualmente più inefficiente e solo in parte intervenire sul registro.
https://www.youtube.com/watch?v=TxJ691_YCfg
Ad esempio lei inserisce nei suoi esercizi, decisamente di "petto", vari elementi di risonanza tra cui twang, sommandoli e togliendoli di volta in volta.

Per finire, anche se non è proprio una messa di voce, qui è presente un insegnante di canto che esegue diverse note a pieno volume, mezza voce e piano, progressivamente più acute. Non in dinamica ma separatamente
https://www.youtube.com/watch?v=3diYvTddx54 verso 4:30 iniziano i suoi vocalizzi crescenti.
Noto che i suoi piano, nemmeno pianissimo, li definisce "falsetto" quindi dal punto di vista della messa di voce nemmeno sarebbero corretti, a meno che non siano appoggiati e con corda sottile ma approssimata, tuttavia con una timbrica che ricorda il falsetto, ma probabilmente intende dire che passa di registro, non solo, ma perde l'adduzione. Diciamo che passa a M2 e non cura molto timbrica e adduzione all'interno di questo registro.
Arrivati alle note acute come Si3 (B4 nel video) anche la mezza voce è falsetto con un timbro completamente diverso.
Non intendo discutere sue capacità in esercizi tra l'altro difficilissimi, ma il video suggerisce che più si sale più diventa difficile assottigliare la corda senza passare di registro, poichè in primo luogo la si sta già assottigliando per il forte -fortissimo, di conseguenza di spazio di manovra anche per la mezzavoce ne rimane poco.

Concludiamo quindi con un Do4 in diminuendo di Loforese
https://www.youtube.com/watch?v=WIx2Irgf0n0

A presto e grazie della pazienza e di qualsiasi intervento (:

Io non ho ben capito le domande... :P

in ogni caso, la messa di voce (<>) è eseguibile su ogni grado della scala (è il primo esercizio dei vocalizzi rossiniani, per esempio). Le forcelle le hanno tutti, mezzi, tenori, baritoni...
Si nota, questo sì, e anzi ne è anche peculiarità, di più nelle corde acute nelle voci sopranili, soprattutto di calibro leggero o lirico leggero, mentre è più difficile da trovare nelle vocalità drammatiche - quando però c'è, è spettacolare (ad esempio, i filati della L. Price o della Dimitrova).

In ogni caso, nel canto lirico, qualsiasi emissione deve essere appoggiata sul fiato (accordo pneumofonico) e con adduzione piena: se queste due mancano, manca l'intonazione e c'è aria fra le corde, il suono perde formante e non viaggia.
Lo studio del cantante lirico non è di controllo diretto sullo stato tensionale delle corde (il rapporto Tc/Ta) ma del contatto fra il fiato emesso e l' intonazione (regolata dall'orecchio). Ecco perché si studia il legato. Del resto, più si sale e più si ha bisogno di una quantità 'sottile' di fiato, ma è una quantità che si impara a gestire nel tempo: imparando questo, si impara a gestire le dinamiche senza spoggiare. Prima, si assiste a tentativi poco utili pedagogicamente.

Sulla questione del volume, non ho capito che intendi; sicuramente in vocalità tecnicamente molto avanzate anche se di tipologia liricoleggera, gli acuti sembrano più grandi ( si dice che ''si aprono''): chi ha ascoltato la Scotto dal vivo dice che pur non trattandosi di una voce grande (di massa) il suo registro acuto riempiva i teatri. E' un fatto di armonici, non di massa vocale. La stessa cosa accade per le altre voci - ogni tipologia ''si apre'' in una zona diversa dell'estensione, che è poi quello che fa sì che si riconoscano un mezzo da un soprano e via dicendo - solo che acusticamente l'acuto è più brillante, si sente di suo già di più (ha più pentranza).

@magnoliagì
Ciao e grazie mille per la risposte. Sì nemmeno io intendevo avvocare il controllo diretto come metodo didattico, penso l'abbia capito ma tranquilla, hai fatto bene a ribadire il concetto. Descrivere ciò che accade è servito a dire che è lo stesso equilibrio che controlla il passaggio e regola la pressione a regolare il volume sulla stessa nota. Ma certo non consciamente, sulla base di un feedback.
Dare fiato e sentire la resistenza, approssimando le corde, per poi accomodare il giusto equilibrio tra la pressione che si vuole dare e le corde?
Mi chiedevo comunque, più semplicemente come riesce un soprano, chessò in una messa di voce su un Re4 ad arrivare al massimo volume, rimanendo nel registro di "testa" e senza passare ad una massa maggiore come molte cantanti contemporanee fanno in belting? Il volume dovrebbe essere infatti legato alla pressione e quello che importa è riuscire ad ottenere una buona gamma di livelli di pressione con piena adduzione.
E' tutto opinabile ovviamente, ma alcuni, ritenendo di avere la foniatria dalla loro affermano che la voce è separata nettamente in due registri che non si possono unire con continuità e che le donne nella lirica passino ad un certo punto nettamente dall'uno all'altro nella nota di passaggio anche se non se ne fanno accorgere.
Mentre gli uomini e i tenori dopo il passaggio assottiglierebbero un po' la corda ma non cambierebbero meccanismo cordale. Quindi a loro dire invece Mina e altre cantanti contemporanee non cambierebbero meccanismo, Jennifer Hudson, etc.
Io non scarto le varie possibilità, potrebbe anche essere che invece utilizzino semplicemetne più pressione, diverse vocali e risuonatori con fraseggio senza legato, vibrato ridotto. Poi ovviamente c'è anche chi tira su il petto cercando di ottenere effetti simili, ma arriva ad un certo punto e funziona, va oltre e si sforza (:.
Ma anche i controtenori baritonali conoscono la messa di voce https://www.youtube.com/watch?v=_8F2Y-fjmuI, possiamo parlare di meccanismi completamente separati o che potrebbero unirsi a metà strada in un continuum? Anche loro utilizzano adduzione piena o dovrebbero, semplicemente il colore cambia rispetto alle donne, tantopiù ai soprani, oltre ovviamente anche alla tensione.
Quello che non capisco è perchè Andreas Scholl affermi che i controtenori sono limitati nel volume https://www.youtube.com/watch?v=tGtTLhuqy4Y.
Tenelli, quello che ho linkato nel primo messaggio, sembra credere ai registri come meccanismi separati, a volte in lui avverto una certa tensione, come esistesse il falsetto la "testa falsetto" ed il canto di forza, dove arrivato ad una certa nota non riesce a diminuire senza yodel. Ma come confermerai non è una cosa che si conquista facilmente, specie per voci drammatiche (:. Bisogna quindi riuscire a colmare questi buchi nel range pressione o, dimmi se ho inteso "accordo pneumofonico.
Grazie ancora.

Inizio dal basso:
sì ok i registri ma quando canti non fai ''i registri''. Se dovessi basarti su quelli, avresti poche corde in basso, buchi, non connessione con quelle più acute. E' detto, nei manuali tecnici antichi, che vada ricercata l'uniformità timbrica salendo e poi scendendo, ma solo dopo aver fatto scoprire all'allievo le varie zone della voce (cioè: sapevano benissimo che la voce è formata di due registri primari con zone di sovrapposizione, che poi venivano fusi insieme all'occorrenza, ma dei quali si doveva mantenere la capacità di eseguire la zona contigua fra l'uno e l'altro in entrambi i modi - diciamo pieno e leggero - oltre che misto). Tutto questo, sempre partendo dall'intonazione e dalla qualità timbrica - alcuni bravi maestri parlavano e parlano di 'temperamento' della voce, come quella degli strumenti. Del resto, l'intonazione è regolata dall'accorciamento e allungamento delle corde.
Accordo pneumofonico: l'accordo fra aria emessa e adduzione cordale, salendo e scendendo sulla scala. né troppa aria né troppo poca, né aria fra le corde; adduzione precisa, netta ma non di forza.

Scholl ha ragione: il falsettista lavora non sul registro pieno maschile; ascolta nello stesso ruolo (a patto che l'orchestrazione sia identica) un mezzosoprano e un falsettista. cambia tutto. cambia il volume, cambia la zona di risonanza della voce, cambiano gli armonici...

Re4 (quarto rigo) per un soprano è ancora al di sotto del passaggio eh. Ovviamente può fare messa di voce. potrebbe farla anche al re3.
Secondo me c'è un po' di confusione: registro 'di testa' , a livello di meccanismo/registro non significa granché. Con testa, si indicano per il cantante le consonanze vibratorie della voce e per chi ascolta la sensazione aerea del suono - da fuori, una voce lirica ben emessa sembra contemporaneamente avere una radice, un corpo e un apice, cioè un equilibrio dello spettro armonico in tutte le sue zone - bassa media e alta. Può sembrare un paradosso, ma anche le note più basse, devono avere una brillantezza e una altezza 'di testa', in modo che non si affossino, non si incupiscano e sfocino nel parlato. Esattamente come le alte devono mantenere una radice e un corpo, altrimenti si va verso suoni aspri, aperti, tendenti all' infantile. Sulla ricerca dell'equilibrio fra queste due qualità si fonda la didattica del canto lirico, che anticamente partiva dal medium.

Ottimo sull'accordo pneumofonico, proprio questo avevo in mente, il rapporto tra il sostegno diaframmatico e l'adduzione, perfetto :)

@magnoliagì ha detto in Dinamiche di volume (messa di voce) nel registro leggero o M2/testa:

sì ok i registri ma quando canti non fai ''i registri''. Se dovessi basarti su quelli, avresti poche corde in basso, buchi, non connessione con quelle più acute. E' detto, nei manuali tecnici antichi, che vada ricercata l'uniformità timbrica salendo e poi scendendo, ma solo dopo aver fatto scoprire all'allievo le varie zone della voce (cioè: sapevano benissimo che la voce è formata di due registri primari con zone di sovrapposizione, che poi venivano fusi insieme all'occorrenza, ma dei quali si doveva mantenere la capacità di eseguire la zona contigua fra l'uno e l'altro in entrambi i modi - diciamo pieno e leggero - oltre che misto).

Interessante, beh chiaro se hai un suono leggero e lo porti in basso finchè non entri in “petto” e all’improvviso cambi “registro” per eseguire quella zona, avrai buchi e poca agilità, indubbiamente. Per questo serve un ampio raggio di accordi pneumofonici in ogni area, in questo senso non bisogna frammentare in registri.
Ma questi registri si fondono o rimangono separati, nel senso, c’è una zona che esegui nell’uno e nell’altro, chiaro. Ma se così fosse tali registri hanno ognuno un loro range di accordi pressori che si sovrappongono, specialmente dove i registri coesistono, ma rimangono registri separati.
Se sono separati cosa li differenzia?

Riassumendo, mi tocca rientrare nell’anatomia, scusate (:, tali accordi pneumofonici, dipendono dal rapporto tra adduzione e aria, tale adduzione con pieno contatto dipende dal rapporto tra i muscoli Ct Ta (la loro tensione e antagonismo è un aspetto separato, dobbiamo pensare all frequenza come risultato di un esercizio isometrico), più è contratto il muscolo vocale e disteso il Ct più le corde sono corte e spesse, premendo le une contro le altre, per un’ampia superficie di contatto o “compressione mediale”, più è disteso il muscolo vocale e contratto il Ct, più le corde si allungano e si assottigliano, perdendo contatto cordale, cosa che da luogo a volumi tentenzialmente più bassi e timbri meno ricchi, che tuttavia guadagnano tanta più timbrica e intensità quanto più in alto andremo. Per lo stesso motivo, come hai detto, se scendiamo tenendo la corda fine “bucheremo”, viceversa urleremo se saliamo tenendo la corda grossa, specialmente oltre il passaggio.
quindi

Tutto questo, sempre partendo dall'intonazione e dalla qualità timbrica - alcuni bravi maestri parlavano e parlano di 'temperamento' della voce, come quella degli strumenti. Del resto, l'intonazione è regolata dall'accorciamento e allungamento delle corde.

Questo è più vero per il falsetto e M2 poichè dovrebbero vibrare il bordo e la superficie della corda che viene allungata e tesa, lo riprenderò in seguito. Altrimenti in M1 dipende più dall’antagonismo tra i muscoli, che dal rapporto e quindi dall’allungamento/accorciamento, dal quale dipende invece la messa di voce e l’accordo pneoumofonico.

Come tu hai detto, finchè abbiamo piena adduzione siamo all’interno di una corretta messa di voce. Questi però non sono registri è un continuum, appunto, anche se magari a livello didattico possiamo inizialmente essere più familiari con certe figure e posizioni, quindi pensiamo al pianto per allungare la corda, possiamo avere difficolta a percepirla come un’unica voce trovandoci posizioni frammentate, etc.
Il passaggio di per sè non indica nemmeno un’esigenza di cambio di registo, ma una zona di crisi, in cui la voce può essere pesante, rompersi cambiando registro non volutamente. Possiamo affrontarlo cambiando di registro come no, anche se l’esigenza di farlo si fa progressivamente più forte.

Giustamente con testa e petto dovremo indicare solo le consonanze vibratorie, anzi la loro prevalenza, visto che esse sono sempre miste in un suono equilibrato, come confermi parlando della brillantezza di un suono basso.
Pensa che ho provato a portare un falsetto su un Si2 Do3 e si sente il petto vibrare ^_^. Anche se condivido l’idea che concentrarsi troppo su sensazioni ossee o interne può non favorire la proiezione della voce.
Quindi ho inteso che in realtà anche dopo il passaggio “di testa” lirico femminile, a tuo parere non si cambierebbe registo o non si dovrebbe. E questo passaggio per il soprano sarebbe addirittura sul Fa4.

Tornando al falsetto e appurato che significi lavoro del solo tensore (ct) o netta prevalenza di esso, quando lo definiresti falsetto?
Quando non c’è adduzione o quando si verifica una vibrazione parziale della corda?
In cosa si differenzia la voce di testa del soprano anche dopo il Fa4 dal falsetto del controtenore? E’ falsetto anche se è presente adduzione?
Il punto è che se anche guardando al falsetto, questo ha una sovrapposizione amplissima con il modale e inizia, a seconda delle voci, ad acquisire consistenza e tensione dopo il passaggio, in ciascuna voce, per quella più leggere anche lievemente sotto di esso.

Re4 (quarto rigo) per un soprano è ancora al di sotto del passaggio eh. Ovviamente può fare messa di voce. potrebbe farla anche al re3.

Per curiosità quindi cosa succede a tuo parere dopo il Fa4 per un soprano, dopo il passaggio? Non credo che a livello di risonanza, che prescinde dal registro, possa trattarsi di petto o prevalenza di petto, come componente armonica, a queste altezza? Giusto la fondamentale può essere amplificata dal risuonatore laringeo quando si abbassa la laringe.
Dici che fa quello che un tenore esegue dopo il Fa3? Altri parlano di passaggio sul Si3 e garcia pensava addirittura al Fa3. Mi sembra personalmente più ragionevole Si3 visti gli indizi che ho acquisito, ma sono aperto a discussione e confronto.

Mmmmm parli di passaggio fra un registro cordale e l'altro? mediamente accadono sempre su range simili ma voci particolari riescono a portarli più su o più giù.
Poi gli aggiustamenti risonanziali cambiano. Per questo parlavo di 'apertura' della voce (a seconda della propria corda) in determinate zone: il soprano drammatico e il mezzosoprano drammatico hanno la stessa estensione, ma cambia nettamente la zona in cui la voce è al massimo del suo potenziale. Un orecchio esperto le riconosce anche senza metterle a paragone (ecco perché certa gente non dovrebbe insegnare...) e senza bisogno di esami foniatrici.

Continui a parlare di risonanza di petto o testa, invece è sempre consonanza. Più si va in acuto più aumenta la consonanza con le strutture craniche. Più si scende, più aumentano quelle sternali. Nel centro, se si ha una tecnica buona, si sente veramente poco - la voce accade, fluisce, non la devi mandare da nessuna parte.

Io non lo chiamo falsetto ma M2, o meccanismo leggero, senza sfiatamenti. Il termine falsetto inoltre, nei secoli si è usato in molti modi, per indicare il canto dei falsettisti non castrati (che non abbiamo inventato certo noi), fino al nostro 'registro pieno con consonanza di testa'. Per questo, credo che didatticamente non sia utile parlarne... in realtà credo sia meglio fare musica che parlare di meccanica, ma è un altro discorso.

Sinceramente, non penso mai alla voce come una serie di allungamenti, accorciamenti cordali, registri etc. Solo intonazione, pronuncia, Intonazione, pronuncia, intonazione, pronuncia... Il resto, è tutta roba bellissima, ma preferisco altro: armonia, per esempio.

Ma come ho fatto a rispondere qui? mi sono confuso avrai intuito. Posso ripostarlo nella discussione adatta? (:

Ottimo sull'accordo pneumofonico, proprio questo avevo in mente, il rapporto tra il sostegno diaframmatico e l'adduzione, perfetto :)

@magnoliagì ha detto in Dinamiche di volume (messa di voce) nel registro leggero o M2/testa:

sì ok i registri ma quando canti non fai ''i registri''. Se dovessi basarti su quelli, avresti poche corde in basso, buchi, non connessione con quelle più acute. E' detto, nei manuali tecnici antichi, che vada ricercata l'uniformità timbrica salendo e poi scendendo, ma solo dopo aver fatto scoprire all'allievo le varie zone della voce (cioè: sapevano benissimo che la voce è formata di due registri primari con zone di sovrapposizione, che poi venivano fusi insieme all'occorrenza, ma dei quali si doveva mantenere la capacità di eseguire la zona contigua fra l'uno e l'altro in entrambi i modi - diciamo pieno e leggero - oltre che misto).

Interessante, beh chiaro se hai un suono leggero e lo porti in basso finchè non entri in “petto” e all’improvviso cambi “registro” per eseguire quella zona, avrai buchi e poca agilità, indubbiamente. Per questo serve un ampio raggio di accordi pneumofonici in ogni area, in questo senso non bisogna frammentare in registri.

Ma questi registri si fondono o rimangono separati, nel senso, c’è una zona che esegui nell’uno e nell’altro, chiaro. Ma se così fosse tali registri hanno ognuno un loro range di accordi pressori che si sovrappongono, specialmente dove i registri coesistono, ma rimangono registri separati.
Se sono separati cosa li differenzia?

Riassumendo, mi tocca rientrare nell’anatomia, scusate (:, tali accordi pneumofonici, dipendono dal rapporto tra adduzione e aria, tale adduzione con pieno contatto dipende dal rapporto tra i muscoli Ct Ta (la loro tensione e antagonismo è un aspetto separato, dobbiamo pensare all frequenza come risultato di un esercizio isometrico), più è contratto il muscolo vocale e disteso il Ct più le corde sono corte e spesse, premendo le une contro le altre, per un’ampia superficie di contatto o “compressione mediale”, più è disteso il muscolo vocale e contratto il Ct, più le corde si allungano e si assottigliano, perdendo contatto cordale, cosa che da luogo a volumi tentenzialmente più bassi e timbri meno ricchi, che tuttavia guadagnano tanta più timbrica e intensità quanto più in alto andremo. Per lo stesso motivo, come hai detto, se scendiamo tenendo la corda fine “bucheremo”, viceversa urleremo se saliamo tenendo la corda grossa, specialmente oltre il passaggio.
quindi

Tutto questo, sempre partendo dall'intonazione e dalla qualità timbrica - alcuni bravi maestri parlavano e parlano di 'temperamento' della voce, come quella degli strumenti. Del resto, l'intonazione è regolata dall'accorciamento e allungamento delle corde.

Questo è più vero per il falsetto e M2 poichè dovrebbero vibrare il bordo e la superficie della corda che viene allungata e tesa, lo riprenderò in seguito. Altrimenti in M1 dipende più dall’antagonismo tra i muscoli, che dal rapporto e quindi dall’allungamento/accorciamento, dal quale dipende invece la messa di voce e l’accordo pneoumofonico.

Come tu hai detto, finchè abbiamo piena adduzione siamo all’interno di una corretta messa di voce. Questi però non sono registri è un continuum, appunto, anche se magari a livello didattico possiamo inizialmente essere più familiari con certe figure e posizioni, quindi pensiamo al pianto per allungare la corda, possiamo avere difficolta a percepirla come un’unica voce trovandoci posizioni frammentate, etc.

Il passaggio di per sè non indica nemmeno un’esigenza di cambio di registo, ma una zona di crisi, in cui la voce può essere pesante, rompersi cambiando registro non volutamente. Possiamo affrontarlo cambiando di registro come no, anche se l’esigenza di farlo si fa progressivamente più forte.

Giustamente con testa e petto dovremo indicare solo le consonanze vibratorie, anzi la loro prevalenza, visto che esse sono sempre miste in un suono equilibrato, come confermi parlando della brillantezza di un suono basso.
Pensa che ho provato a portare un falsetto su un Si2 Do3 e si sente il petto vibrare ^_^. Anche se condivido l’idea che concentrarsi troppo su sensazioni ossee o interne può non favorire la proiezione della voce.
Quindi ho inteso che in realtà anche dopo il passaggio “di testa” lirico femminile, a tuo parere non si cambierebbe registo o non si dovrebbe. E questo passaggio per il soprano sarebbe addirittura sul Fa4.

Tornando al falsetto e appurato che significi lavoro del solo tensore (ct) o netta prevalenza di esso, quando lo definiresti falsetto?
Quando non c’è adduzione o quando si verifica una vibrazione parziale della corda?
In cosa si differenzia la voce di testa del soprano anche dopo il Fa4 dal falsetto del controtenore? E’ falsetto anche se è presente adduzione?
Il punto è che se anche guardando al falsetto, questo ha una sovrapposizione amplissima con il modale e inizia, a seconda delle voci, ad acquisire consistenza e tensione dopo il passaggio, in ciascuna voce, per quella più leggere anche lievemente sotto di esso.

Re4 (quarto rigo) per un soprano è ancora al di sotto del passaggio eh. Ovviamente può fare messa di voce. potrebbe farla anche al re3.

Per curiosità quindi cosa succede a tuo parere dopo il Fa4 per un soprano, dopo il passaggio? Non credo che a livello di risonanza, che prescinde dal registro, possa trattarsi di petto o prevalenza di petto, come componente armonica, a queste altezza? Giusto la fondamentale può essere amplificata dal risuonatore laringeo quando si abbassa la laringe.
Dici che fa quello che un tenore esegue dopo il Fa3? Altri parlano di passaggio sul Si3 e garcia pensava addirittura al Fa3. Mi sembra personalmente più ragionevole Si3 visti gli indizi che ho acquisito, ma sono aperto a discussione e confronto.

Mmmmm parli di passaggio fra un registro cordale e l'altro? mediamente accadono sempre su range simili ma voci particolari riescono a portarli più su o più giù.

E’ quello che chiedevo a te, con questi passaggi di registro cordale, ti riferisci a passaggi di meccanismo, per esempio a M2, appunto?
Quanto a dove accadono, però, parlavi di Fa4 per un soprano, quindi non proprio simile ad altre voci. Tali passaggi penso sì possano essere portati più su o giù, spesso dipende dal volume a cui si canta. Questione di messa di voce. Forse mi sbaglio ma se si canta più leggero e si alleggerisce mediamente prima.

Tornando a dove avviene il passaggio.
Lei, che è un soprano, in questo video parlava di passaggio intorno al Si3 - Do4 e prima lo esegue, mostrando dove si trova per poi uniformarlo. Quando non passa, mostra di fare fatica e tendere ad urlare.
https://www.youtube.com/watch?v=WW4QbH6k8cs

Se le donne non cambiano registro si dovrebbe pensare che siano in modale fin oltre il Do5, mentre un sovracuto maschile dalla sonorità simile al belting sarebbe M2 con adduzione?

Io non lo chiamo falsetto ma M2, o meccanismo leggero, senza sfiatamenti. Il termine falsetto inoltre, nei secoli si è usato in molti modi, per indicare il canto dei falsettisti non castrati (che non abbiamo inventato certo noi), fino al nostro 'registro pieno con consonanza di testa'.

Anch’io l’ho chiamato M2 o registro leggero, vedi il titolo (:. E sono d’accordo, figurarsi che Garcia lo usava per indicare la voce di testa. Che gli insegnanti di Gio seguissero quella terminologia nel dire che le donne passassero in falsetto prima che in testa?
Se i controtenori sono in M2 con adduzione, quello che mi chiedo è allora quale possa essere un esempio di donna che canta in un meccanismo analogo, se ammettiamo non sia ciò che accade sulla quarta ottava nella voce di testa lirica post passaggio

Vediamo un esempio maschile di una persona che canta in acuto in quello che sembra un falsetto, poi proietta e appoggia di più, guadagnando moltissimi armonici
https://www.youtube.com/watch?v=z2FHKVzGhgA dove Sam Smith sale in acuto verso 14:30, il suono però non è cristallino nè come un controtenore nè come una cantante lirica, ma più simile al belting.

In un altro video arriva a Re5 in questa voce di testa. Ora non so, questo Re5 non è in M2? Si tratta in fondo di una zona già talvolta eseguita in fischio, mentre un tenore difficilmente può entrare in fischio su Re4. Quando inizia il falsetto insomma.

https://www.youtube.com/watch?v=_GLKxDWw4bs Renee Fleming the canta l’inno americano.
Da 0:40
Ad esempio in questa performance possiamo notare evidenti cambi di registro in alcuni punti, nulla di male in queste piccole imperfezioni, però mi sembra M2 con buona adduzione e copertura, con la sonorità tipica dell’attacco caratteristico del “falsettone”.
Ora però non so se lo yodel comporti necessariamente un passaggio a M2 senza adduzione. Lo yodel tra i due registri forse non è inevitabile, ma bisogna avere controllo della messa di voce.

L’oggetto iniziale era proprio questo, trovare la messa di voce su note molto acute, di modo da avere controllo di tutti i livelli di volume.

https://www.youtube.com/watch?v=GGM53wG9-4E Nick Pitera
Anche questo non penso abbia un volume basso, ed essendo lui un baritono leggero, con una voce medio scura nella sua voce “normale”, si è ritenuto che tutto quando canta qui e in vari video dove esegue tessiture femminili acute, sia M2, nonostante la timbrica alquanto piena, specie in acuto.

O Marcelito Pomoy
https://www.youtube.com/watch?v=e7FzOBvnueQ

Nel video su Scholl notai un commento interessante.
@Aedan (youtube comment)

i highly disagree with the low volume that counter-tenors produce. depends on the voice and the technique. andres indeed has quiet voice, but u can develop your head voice to be as loud as your modal voice and sing at the same volume as females, even dramatic voices (if u have dramatic, rich voice yourself)

indeed, i'm a countertenor (and a bass-baritone too) myself and i'm developing my voice by singing wagner, as weird as it can sound. baroque repertoire uses different technique, the voice can never reach the full potential when u sing baroque only. it doesn't resonate fully, has nearly no chest resonation. romantic repertoire develops the voice much better, at last in my case. + is much more beautiful than baroque in my opinion xD

Anche se mi piacerebbe pubblicasse un video viste le premesse (:, credo abbia senso. Il barocco tende a rimanere più fluttuante come emissioni, anche se dovrei confrontare le versioni di mezzosoprani e Scholl in particolare sembra cantare relativamente piano.

Nel video della lezione che ho postato prima, lui sembra invece avere una voce più forte ed armonica, che riesce a tenere testa al soprano. Certo è possibile che lei semplicemente non lo sovrasti e imiti l’emissione da controtenore allo scopo di illustrargli come cantarla.
Magari per farlo usa anche lei M2?

Siccome tu parlavi di passaggio cercavo solo di capire se si canta in più registri pur unendoli nel suddetto modo? Poi io sono il primo a dire che la zona del passaggio non si affronta necessariamente con il cambio di meccanismo/massa, ma anche con combinazioni alleggerimenti e maggiore appoggio.

Hai ragione che si può parlare di musica, io stravedo per sperimentazioni e contaminazioni musicali, con grandi variazioni vocali e di accompagnamento, il Jazz, r’n b, il misto funky di Stevie Wonder, unitamente a pezzi più semplici ed orecchiabili, ma a volta anche il pezzo più ricercato trova quella sua armonia che lo rende memorabile e cantabile. Oppure commistioni con vocalità liriche nel metal, per dire. Anche quando parlo di meccaniche, mi piace fare riferimento al suono che ho in mente con dei video, dove lo ritenessi eseguito in un certo modo e posizione.
E’ quindi anche rilevante, se si ritiene che un certo registro e posizione limitino necessariamente nel volume in un determinato modo, come il fatto che un controtenore sia in M2, ma un soprano o mezzosoprano no e questo sia ciò che limità nel volume.

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