Il Misto: registro, equilibrio muscolare o risonanza?

Se posso dare un modesto contributo a riattivare la discussione in questo forum, con maggiore accento sui fini artistici e di varietà espressiva, con la tecnica come mezzo, vorrei ritornare un attimo a parlare del misto.
La scuola classica ci ha insegnato la presenza di voci più o meno figurativamente di petto e di testa. Testa è quasi sempre riferita ad una voce da usare idealmente sopra una nota di "passaggio" e sotto di esso ci sarebbe il petto e che portare il petto più su di questa nota vorrebbe dire sforzare la voce e fare fatica.
Nell'accezione originaria indicano zone di risonanza dove probabilmente determinate componenti armoniche risuonano meglio, bassa o laringea designa il "petto", alta o faringea, fino alla cima del palato molle e i seni nasali. In generale, poi spazi piccoli/aperti amplificano frequenze alte e quindi il chiaro/squillante, spazi più ampi/chiusi, quelli più gravi e quindi lo scuro.
Tale passaggio fa però anche riferimento a vari cambiamenti e aggiustamenti nelle dinamiche laringee, dall'allungamento - assottigliamento delle corde vocali a veri e propri cambi di registro, atti a contenere l'aumento della pressione richiesta. Ad ogni ottava, in effetti la frequenza effettiva raddoppia.
Perchè quindi associare fenomeni laringei di distensione o contrazione della corda a cambi di risonanza?
Trattandosi di cambi graduali nel rapporto di contrazione tra i muscoli tensori ed il muscolo vocale, dove se il primo è più contratto il secondo lo è meno, la corta si allunga ed il quoziente di adduzione cordale diminuisce, rilasciando parte della pressione richiesta alla vibrazione delle corde e la loro resistenza al fiato, per quella determinata tonalità.
Notiamo innanzitutto però che, soprattutto in una voce appoggiata ed equilibrata dal punto di vista tonale, che le cosiddette componenti di petto e di testa sono entrambe presenti, in proporzioni diverse a seconda dell'altezza ed aggiustamenti codali laringei, fino ai cambi di registro, hanno influenze minori sulla componente armonica rispetto agli aggiustamenti della cassa di risonanza, come le modificazioni vocali, il twang e la copertura.
Semplicemente abbiamo più componente di testa nell'area acuta e più di petto in quella grave, oltre al fatto che questo discorso semplificando lo spettro armonico in due grandi gruppi ne tralasca altri. Cio che salta fuori, però, è che la voce è sempre mista, se equilibrata, per definizione. E che per ottenere diverse timbriche dovremo proprio "mescolare" ed equalizzare diverse frequenze, senza voler implicare con questo nulla di cervellotico eh (:.
Cosa si è inteso, quindi col termine misto, nella didattica del canto?
L'uso del termine, specie se riferito alla risonanza piuttosto che ad aspetti laringei, ha creato molta confusione, soprattutto se si pensa sia qualcosa di diverso, dal punto di vista armonico in sè e per sè, dalla voce di testa lirica o classicamente intesa come voce che ha effettuato il passaggio, pensando che nel primo caso si abbia una risonanza puramente di testa e nel secondo caso, visto che parliamo di misto una maggiore componente di petto, quando vediamo esempi che per quanto possano includere timbri scuri, sono prevalentemente più chiari, soprattutto della voce di testa lirica, se ci riferiamo alla zona Fa3 - Sib3 del tenore e, ancora di più, Mib3 - Sol#3 del baritono.
Paradossalmente, per spiegarcelo, dobbiamo soffermarci proprio sulla "copertura" lirica, che è l'uso dello scuro nelle note superiori o circostanti il passaggio. Si tratta in parte di un ideale timbrico operistico, allo scopo di mantenere una certa uniformità della voce e mantenere un certo scuro nel timbro e anche a livello didattico è uno strumento utile a prevenire l'urlo e l'eccessiva apertura vocale. Si esegue in genere abbassando lievemente la laringe e virando le vocali verso lo scuro, come la U aperta e la O chiusa, senza però ingolfarle affondando per dire la laringe e mantenendo invece una componente di squillo, col twang (faringeo) e l'innalzamento ulteriore del palato. Credo, essendo chiamato anche "chiaro-scuro" che si incoraggi un alternanza espressiva della componente chiara e scura, passando da vocali più scure e chiuse ad altre più chiare e aperte, per quanto mai come nel belting teatrale o nel pop. Mi apro a correzioni da parte degli esperti di opera presenti.
Dopo questa premessa sul coperto arrivo al punto, oltre alla voce di testa, il misto si contrappone anche al coperto, associando spesso la voce di testa al coperto.
La voce di testa lirica, specie maschile, oltre ad essere evidentemente "mista", sia dal punto di vista della risonanza, sia perchè non costituisce un passaggio immediato di registro, è anche coperta ed il coperto, come detto designa una componente scura, che è proprio l'opposto della testa, se non per il fatto che aumenti anche la componente faringea.
Ma è quanto di più errato associare la "testa" alla copertura!
Ma è la voce di testa operistica femminile che ha avuto secondo me il ruolo maggiore in questa confusione.
A secondo delle varie scuole di pensiero operistiche, il passaggio a quello che si intende come voce di testa nelle donne, va da chi lo situa per tutte sul Fa3, come Garcia ed il suo emulo moderno Mario Antonietti a chi segue la stessa successione che per gli uomini, dal Sol-Sol#3 per i contralti al Si3-Do4 per i soprani.
In quasi tutti i casi viene consigliato di alleggerire da prima di aver raggiunto tale nota e di coprire tra Fa3 e Sol#3 e forse mi sbaglio, ma, resosi conto che, in una corda femminile, specie se acuta la necessità di aggiustamenti laringei e di risonanza non coincidessero come negli uomini, a parte Garcia, chi ha posticipato il passaggio li ha affrontati prima. Il risultato, specie per un soprano, nel passare presto come su un Fa3 è una emissione in generale più pura e cristallina anche se spesso a scapito della componente di petto e dei bassi. Avendo tuttavia una sua estetica, riflette e spiega in parte le differenze di stile di vari soprani.
Con il tempo è però diventato evidente che nell'opera, la testa, indica per le donne un vero e proprio cambio di registro, nel senso che nel momento in cui le note son considerate "passate", si tratta in realtà della funzione di vibrazione parziale delle corde, riferita (molto) convenzionalmente, come falsetto e falsettone per gli uomini. E' completamente appoggiata ed eseguita con vocali scure e laringe medio bassa anche se è consentito che salga un po' per le note più acute. Non sono però presenti fughe d'aria e l'adduzione è abbastanza tonica, cosa che contribuisce, insieme alla copertura, ad una ricchezza timbrica non tipicamente associata a ciò che si definisce falsetto.
Tuttavia anche in tal caso non sta in piedi l'idea del misto come risonanza contrapposta a petto puro e testa pura che non esistono o sono casi estremi. Inoltre un basso che passi di registro su un Sol3 avrà comunque più consonanze di petto su questa nota di un tenore quando vi passerà su un Si3, poichè esse dipendono in parte dalla risonanza scelta in parte dall'altezza della nota.
E quindi, tornando al misto qual'è il punto ci chiederemmo?
Io ed altri come Gocciaverde in passato, adattando la terminologia, concludemmo che non potessero che riferirsi al registro e che la voce di testa lirica, specie maschile, non potesse che essere un "misto", in questi termini. Penso che questo partisse da Tito Schipa, in parte dal metodo Sls, il cui fondatore diceva ispirarsi proprio a Schipa ed alla sua facilità. Vorrei capire se l'idea di misto come lo conosciamo partisse da lì, penso sia usato infatti nella nomenclatura classica, ma in tutt'altra accezione, come una "frizione" tra i registri.
La voce di testa diventa così, per tutti, uomini e donne, il registro a vibrazione parziale, di conseguenza si abbandona la nomenclatura di "testa" come passaggio per gli uomini, trattandosi di fenomeni diversi, il primo cambio di registro, il secondo alleggerimento ancora all'interno di uno stesso registro e cambio di risonanza.
Misto diventa così ambiguo, in quanto petto e testa, che in origine si riferiscono di certo alla risonanza, diventano una convenzione per dei registri, che non hanno di per sè una risonanza particolare, se non per correlazione con le tonalità a loro associate più di frequente.
La nomenclatura classica, comunque, non poteva che fare riferimento ad una presunta prevalenza ora della componente di "petto", ora di quella di "testa", mai di assoluti e con molte sfumature in mezzo, serviva semplicemente per esprimere l'idea che ci fosse una particolare gamma di frequenze in cui è raccomandato effettuare un cambio per rendere la voce efficiente, udibile ed armonica.
Che ci sia un misto in questo senso è quasi tautologico (scontato), ma "misto" da solo è più neutro di petto e testa, misto di che, ci si chiede?
Petto e testa, sostituiscono così M1 e M2 o modale e falsetto, in termini foniatrici, la risonanza passa in secondo piano e di conseguenza misto dovrebbe descrivere ciò che accade nel passaggio ed il fatto che "testa", per distinguersi dal falsetto debbe avere dinamica ed adduzione, conseguenza del rapporto tra i muscoli Ct (tensore) e Ta (muscolo vocale, attaccato alla cartilagine tiroidea la quale attraverso il Ct tendera le corde vocali).
Il misto fa evidentemente riferimento anche al cambiamento del rapporto tra tali muscoli dopo il passaggio.
Che voi sappiate è presente anche un registro intermedio? L'assenza di yodel e la continuità dei glissati lo farebbe pensare, ma alcuni test affermano che giochi di risonanza mascherano il passaggio che invece è netto e l'elettroglottografia registra comunque uno scatto. Tuttavia si tratta se ho ben capito di controtenori, non è stato testato nessuno che utilizzi twang e compressione per mantenere la voce piena e "avanti" dopo il passaggio, come Nick Pitera, Jeff Scott Soto, Ken Tamplin e molti altri che usano un passaggio ritardato. Ovviamente anche donne, per esempio Anastacia dopo il Re4.

Scusate la lunghezza del post, ogni richiesta di chiarimento è benvenuta. Per un bug non si può modificare oltre 10 secondi, quindi non ho potuto tagliare o separare meglio i paragrafi. Ma riassumendo il nucleo delle mie curiosità è da dove sia originato il concetto di misto oggi comunemente inteso, quali siano vostre impressioni, come insegnanti, come autoditatti, come allievi con i vostri insegnanti se avete affrontato la questione o aspetti analoghi e se esista il misto anche come fusione tra registri primari.
A presto e grazie a tutti/e :).

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