Estensione vocale nel canto e nel parlato

Ho un dubbio sulla classificazione di una voce. Le voci maschili vengono classificate in base all'estensione, correggetemi se sbaglio. Ora, consideriamo l'estensione verso il basso che hanno un tenore, un baritono e un basso. A grandi linee dovrebbero esse un Si1-Do2(notazione italiana) per un tenore, un Fa1-Sol1 per un baritono e un Re1-Mi1 per un basso. Il punto è che gran parte delle voci maschili arrivano tranquillamente a un Mi1 o un Re1 in basso. Come faccio ad affermarlo con certezza? Dunque, devo fare una premessa. Qualche mese fa ho trovato su Play store un app per il cellulare che è in grado di rilevare le frequenze e quindi le note dei suoni prodotti. Per chi vuole provarla si chiama "Vocal pitch monitor". Comunque chi ha un buon orecchio per la musica credo che riesca a riconoscere l'altezza di una nota e la nota stessa senza l'ausilio di questa applicazione. In ogni caso, ho iniziato a sperimentare questa app e dopo un po di tempo ho provato a fargli registrare anche i suoni e le frequenze prodotte da varie persone mentre parlavano, inizialmente, me, mio padre e mia madre, poi i miei amici ecc... Ora arriviamo al punto, la maggior parte delle persone a cui ho analizzato la voce(ripeto, parliamo sempre di maschi) arrivano senza problemi a un M1 durante un discorso. Quindi in base a questo si potrebbe affermare che la maggior parte delle persone sono bassi? E anzi, vi diró di più, in molti arrivano anche più in basso. Se sentite le voci di parecchi doppiatori come Pino Insegno, Alessandro Rossi, Luca word arrivano anche a un Si0-La0; accertatevene voi stessi ascoltando la loro voce. Non so chi si ricorda poi del giornalista Sandro Ciotti deceduto da un po di anni. Se ascoltate la sua voce in qualche video vi renderete conto che raggiunge profonditá impressionanti, in alcuni instanti arriva a toccare addirittura un Fa0. Quindi, credo che abbiate capito la mia domanda ormai: le classificazioni vocali basate sulle estensioni vocali mi lasciano parecchi dubbi visto che buona parte degli uomini arriva facilmente a un Mi1(considerata la nota più grave dell'estensione di un basso) e buona parte di essi addirittura lo superano, io stesso quando parlo arrivo spesso a toccare un Do1. Com'è possibile tutto questo?

Ciao, hai ragione e fai delle sensatissime osservazioni, anche molti di noi se ne siamo resi conto, discutendone in lungo e in largo in questo forum.
Riassumento, scientificamente le voci non possono in effetti classificarsi in semplici estensioni, perchè queste variano moltissimo in base alla tecnica, al modo di utilizzarla, agli adattamenti delle cavità di risonanza, agli stili.
Queste differenze tra una tipologia di corde e un'altra differenti principalmente nella lunghezza e, in parte spessore, sono relative allo stato di tensione delle corde vocali all'interno di una certa estensione e di un certo registro, o per converso l'estensione risultante da una certa serie di stati delle corde vocali, da teso a rilassato, prendendo di volta in volta estremi diversi, considerando anche la massa vibrante coinvolta (registro) complicherebbe ulteriormente le cose.
Ma i cantanti esperti controllano anche questa e lo fanno talvolta in un continuum tra i registri.
Ci sono anche delle risonanze e delle composizioni armoniche che di correlano statisticamente più di frequente a determinati tipi di voce, e la composizione armonica di base interagisce sempre con la risonanza, che come abbiamo detto, è mobile.
In generale i risuonatori laringei maschili tendono ad essere più voluminosi, e una voce da basso, tendente già ad avere una composizione armonica più ricca di frequenze basse (vicine alla fondamentale), si associa più di frequente ad una laringe alquanto spaziosa, più di quella di un tenore, cosa che costituisce il grosso della differenza timbrica.
Le vocali, anch'esse fenomeno di risonanza, si compongono invece più nella zona laringo faringea, meno suscettibile di variazioni di questo tipo nelle dimensioni.
Notare come la I sia la vocale più chiara e stretta sia infatti risultato della lingua quasi appoggiata al palato, al punto da ridurre moltissimo la risonanza rispetto alla spaziosa O e A.

Poi una donna può ampliare anche molto la cavità abbassando la laringe, per ottenere una timbrica maschile. Alcune raggiungono un Si1 con buoni risultati, senza contare il registro "strohbass", dato da corde estremamente rilassate e approssimate.
E' vero, gli attori e doppiatori che citi scendono parecchio in profondità. Io ho questa ipotesi, forse in parte condivisa da altri, come Sèlavy, qui, che chi raggiunge note come Fa0, non è in "tessitura" nemmeno nel parlare, ma appunto in strohbass, noterai infatti uno sfrigolio lieve nella voce, che però è fisiologico in tali note, anche fossero il proprio registro comune.
Ma l'avere una laringe spaziosa, significa avere diciamo di default, una risonanza di "petto", molto forte, che quindi favorisce un passaggio spontaneo al registro basso, molto meno al registro acuto, che se poco allenato risulterà falsettoso e scisso, come uno yodel.

Molte donne, o uomini dalla voce acuta, al contrario, con risonanze di petto più ridotte di default (se escludiamo le summenzionate "acrobazie" e adattamenti delle cavità), hanno un accesso facilitato a quelle di "testa", quindi faringe e retrobocca, rafforzati spesso dal "twang", di conseguenza una buona continuità col registro acuto e passaggio pressochè (non sempre) risolto e graduale dall'uno all'altro. Forti difficoltà e estraneità nei confronti dello strohbass, invece.

  1. Le stesse "classificazioni" sono molto relative, nel tempo tanto è mutato, basti pensare che i tenori fino a Rossini cantavano gli acuti in falsettone... e poi esisteva un generico "basso", il "baritono" vero e proprio esce fuori con Verdi soprattutto. Quindi i confini sono labili, e se ascolti lo stesso repertorio cantato da differenti cantanti -su Youtube trovi anche le primissime incisioni, quelle di inizio '900- ti accorgerai che ci sono vocalità molto lontane fra loro, oltre che emissioni.

  2. L'estensione vocale è solo uno dei parametri; in realtà più significativi sono i colori (parlo al plurale, perché il timbro è condizionato dai RISUONATORI che si impiegano, e nel canto lirico si parla -molto, troppo elementarmente, forse- di "chiaro" e "scuro", il "chiaroscuro" come equilibrio fra questi due colori fondamentali), e la tessitura, che è determinata anche dalla zona di passaggio.

  3. Le voci gravi sono tendenzialmente molto diffuse, anche sui manuali di cent'anni fa si diceva che la voce di basso e quella di baritono (basso, quindi, non solo la centralità baritonale) sono quelle più comuni. C'è da dire che quello di cui parli è un terreno complesso e vischioso, il parlato quotidiano è un'abitudine dettata da infinite variabili... tantissime voci, specie fra i fumatori ma non solo, sviluppano edemi cordali, un'infiammazione perenne che inspessisce le corde, rendendo molto naturale una sorta di fry, che porta ad abbassare di qualche semitono la fondamentale del parlato. In ogni caso, emettere una nota grave nell'ambito in cui le classificazioni cui ti riferisci hanno qualche senso, sebbene discutibile, cioè liricamente, è molto diverso dal gracchiare un Si ultragrave per un secondo attaccato al microfono Smile Lo dico da sperimentatore, perché per necessità fisiologica ho avuto modo di approfondire tutti questi discorsi

Posto un esempio di passaggio allo Strohbass, che è un misto di fry e petto, un fry molto sonoro e sostenuto. Qui al microfono, quindi poco proiettato, ma mostra come sia collegabile al petto puro https://www.youtube.com/watch?v=UF5Ma92ii3U

Questo è un Do grave con una qualità più lirica. https://www.youtube.com/watch?v=ZFMjWJfKnR8

Grazie a tutti e due delle risposte. Si, in effetti mi sento di prendere in considerazione l'ipotesi che fa Oblomov, anche se vorrei fare un'osservazione: lo strohbass può effettivamente essere usato nel parlato? Perché a me sembra che sia un po troppo poco sonoro ed é difficile dire una parola in strohbass senza produrre un suono che sembri sforzato e innaturale. Invece molte persone tra cui i doppiatori che ho citato sembra che riescano a scendere a quelle profonditá mantenendo una voce tranquilla e "naturale" e non sforzata come quando si prova a parlare in strohbass. Non é da escludere comunque che chi arriva a note come un La0 possa anche essere un basso profondo o un ottavista e che quindi abbia la voce di petto che si estende naturalmente a quelle note, un esempio: Glenn Miller, un basso profondo che qui produce un Sol0( forse Sol#0 a differenza del titolo dal video) chiaro e sonoro: https://youtu.be/ZmxC34GmqHM Ascoltatelo anche mentre parla; al minuto 0:09 quando dice "basso profundo" sulla o finale di "profundo" scende a un Si0. E quel Si0 è anch'esso chiaro e sonoro, si sente insomma che appartiene alla sua voce di petto. Mentre se ascoltate un Si0 prodotto da una qualunque persona con voce profonda, difficilmente avrá questa qualitá e questa sonoritá. Quindi in generale mi sembra che chi ha una voce che scende a note come Si0 o La0 durante un discorso, ammenochè esso non sia appunto un basso profondo o un ottavista non abbia quelle note nel proprio registro di petto, quindi convengo con voi che forse si tratti di strohbass, vocal fry o qualcosa del genere, anche se vi ripeto i miei dubbi: non mi sembra facile parlare in strohbass senza produrre suoni sforzati e sgradevoli. È anche possibile che parecchie voci abbiano sviluppato edemi, come suggerisce sèlavy, anche perché mi pare di aver letto che una possibile causa dello sviluppo di un edema potrebbe essere un uso continuo e prolungato della voce, cosa che coinvolge appunto i doppiatori o comunque tutti coloro che per lavoro o per altre esigenze devono usare molto la voce.

@alfredo90 ha scritto in Estensione vocale nel canto e nel parlato:

Grazie a tutti e due delle risposte. Si, in effetti mi sento di prendere in considerazione l'ipotesi che fa Oblomov, anche se vorrei fare un'osservazione: lo strohbass può effettivamente essere usato nel parlato? Perché a me sembra che sia un po troppo poco sonoro ed é difficile dire una parola in strohbass senza produrre un suono che sembri sforzato e innaturale. Invece molte persone tra cui i doppiatori che ho citato sembra che riescano a scendere a quelle profonditá mantenendo una voce tranquilla e "naturale" e non sforzata come quando si prova a parlare in strohbass. Non é da escludere comunque che chi arriva a note come un La0 possa anche essere un basso profondo o un ottavista e che quindi abbia la voce di petto che si estende naturalmente a quelle note, un esempio: Glenn Miller, un basso profondo che qui produce un Sol0( forse Sol#0 a differenza del titolo dal video) chiaro e sonoro: https://youtu.be/ZmxC34GmqHM Ascoltatelo anche mentre parla; al minuto 0:09 quando dice "basso profundo" sulla o finale di "profundo" scende a un Si0. E quel Si0 è anch'esso chiaro e sonoro, si sente insomma che appartiene alla sua voce di petto. Mentre se ascoltate un Si0 prodotto da una qualunque persona con voce profonda, difficilmente avrá questa qualitá e questa sonoritá. Quindi in generale mi sembra che chi ha una voce che scende a note come Si0 o La0 durante un discorso, ammenochè esso non sia appunto un basso profondo o un ottavista non abbia quelle note nel proprio registro di petto, quindi convengo con voi che forse si tratti di strohbass, vocal fry o qualcosa del genere, anche se vi ripeto i miei dubbi: non mi sembra facile parlare in strohbass senza produrre suoni sforzati e sgradevoli. È anche possibile che parecchie voci abbiano sviluppato edemi, come suggerisce sèlavy, anche perché mi pare di aver letto che una possibile causa dello sviluppo di un edema potrebbe essere un uso continuo e prolungato della voce, cosa che coinvolge appunto i doppiatori o comunque tutti coloro che per lavoro o per altre esigenze devono usare molto la voce.

Sono suoni fuori tessitura per tutti, la loro qualità varia sulla scorta di infinite condizioni; comunque credo di averti già risposto. L'esempio che ti ho postato di Strohbass, specie il secondo, ha una qualità piuttosto lirica; quindi si tratta di uniformare l'emissione (e tutte le voci, liricamente, hanno un passaggio, o meglio una zona di passaggio allo strohbass, anche e soprattutto quelle di basso), mantenendo delle specifiche caratteristiche timbriche, di posizione, proiezione eccetera -insomma, come si dice, di "coprire", come tutti i passaggi. Il primo, invece, è un esempio più da microfono, come usano certi cantanti country -qui non c'è postproduzione, se non minima, generalmente loro equalizzano esaltando a dismisura i gravi, così da ridurre ancora la percezione di discontinuità sonora che in genere le false corde comportano... cosa che viene fatta, oltretutto sfruttando l'effetto prossimità, anche negli studi di doppiaggio eccetera.
Oltre agli edemi, le corde tendono naturalmente, fisiologicamente, a un certa lassità, nel tempo, dunque oltre a inspessirsi è possibile che ci siano piccole alterazioni della vibrazione stessa (più lenta).
Comunque non colgo il punto focale del discorso; spesso si parla spoggiando, gracchiando, nel quotidiano, e poi sfido chiunque a parlare sul Si ultragrave per chiamare qualcuno che è a cinque metri di distanza... ci sono le condizioni acustiche, ci sono le caratteristiche fisiologiche di una voce (e dire "estensione" è ridicolo, perché dipende come, con quali suoni, quali emissioni), che fra l'altro variano da un momento all'altro. Il parlato è un'abitudine, e nasconde in sé infinite possibilità.

Se volevi discutere di classificazione vocale, posta qualcosa di tuo. E, a meno che tu non intenda occuparti di canto lirico, puoi stare tranquillo, le classificazioni sono davvero inutili e per nulla oggettive.

Ciao, grazie a te del contributo. Tra quelli che hai nominato, Luca Ward è sicuramente una voce bassa, ma più del basso baritono che del basso profondo. Riesce strano per dire, pensare che Sordi fosse una voce più bassa della sua, poichè il carattere e l'utilizzo della voce era totalmente diverso. Luca Ward fa una voce da "macho" in genere, nei suoi personaggi, spesso basati sui suoni bassi rilassati e suadenti con una certa componente strohbass e/o falso cordale talvolta mista ad essi. Sordi faceva invece personaggi più brillanti e comici, la voce si capiva di tanto in tanto che era bassa e con ampi risuonatori, e si intuiva parlasse spesso in una zona relativamente alta.
Comunque sì, penso si possa produrre del parlato in strohbass e ad alcuni viene più naturalmente e spontaneamente connesso al proprio registro di petto, soprattutto penso a chi ha voce bassa. Me l'ha fatto pensare Axl Rose, creduto basso, poichè in un intervista dove la voce era particolarmente rilassata prendeva note alquanto basse.
In alcuni inserti nelle canzoni prende un Fa0 https://www.youtube.com/watch?v=ensGOFdFga8. Quando poi ci sono di mezzo i misti non c'è, perlomeno non sempre, un confine preciso tra i registri, il Do1 di Sèlavy ha una componente di strohbass, chiaramente minore rispetto a quando decide di farlo proprio in quel registro.
Quel basso profondo ha una componente strohbass più forte ancora, ma appunto parliamo di Sol0, fuori tessitura per chiunque.
Sono riuscito ad emetterlo, ovviamente non come lui, in uno strohbass sonoro, senza bisogno di attaccarmi al microfono. Probabilmente in quella situazione risulterebbe più debole, ma comunque, penso udibile. Non essendo un basso profondo, ma un baritono, forse leggero (approssimativamente, come abbiamo detto ci sono persone che cantano da tenori che sono voci centrali), la mia zona strohbass inizia prima. Posso tirarlo fino a Fa1 circa ma inizia ad avere troppa tensione e si "rompe" una quinta e talvolta un'ottava sopra, similmente allo yodel col falsetto (:. Misto con prevalenza petto posso prendere Mib - Re1, quindi c'è sovrapposizione.
Il Fry è il meccanismo primario, come lo è il falsetto, forme estreme non miste e quindi con uno scarso uso della risonanza e prive di rinforsi. Il Fry può avere solo rumore o una componente di fondamentale, però debole. Strohbass ha un po' di rumore, ma prevale decisamente la fondamentale.

@oblomov ha scritto in Estensione vocale nel canto e nel parlato:

Ciao, grazie a te del contributo. Tra quelli che hai nominato, Luca Ward è sicuramente una voce bassa, ma più del basso baritono che del basso profondo. Riesce strano per dire, pensare che Sordi fosse una voce più bassa della sua, poichè il carattere e l'utilizzo della voce era totalmente diverso. Luca Ward fa una voce da "macho" in genere, nei suoi personaggi, spesso basati sui suoni bassi rilassati e suadenti con una certa componente strohbass e/o falso cordale talvolta mista ad essi. Sordi faceva invece personaggi più brillanti e comici, la voce si capiva di tanto in tanto che era bassa e con ampi risuonatori, e si intuiva parlasse spesso in una zona relativamente alta.
Comunque sì, penso si possa produrre del parlato in strohbass e ad alcuni viene più naturalmente e spontaneamente connesso al proprio registro di petto, soprattutto penso a chi ha voce bassa. Me l'ha fatto pensare Axl Rose, creduto basso, poichè in un intervista dove la voce era particolarmente rilassata prendeva note alquanto basse.
In alcuni inserti nelle canzoni prende un Fa0 https://www.youtube.com/watch?v=ensGOFdFga8. Quando poi ci sono di mezzo i misti non c'è, perlomeno non sempre, un confine preciso tra i registri, il Do1 di Sèlavy ha una componente di strohbass, chiaramente minore rispetto a quando decide di farlo proprio in quel registro.
Quel basso profondo ha una componente strohbass più forte ancora, ma appunto parliamo di Sol0, fuori tessitura per chiunque.
Sono riuscito ad emetterlo, ovviamente non come lui, in uno strohbass sonoro, senza bisogno di attaccarmi al microfono. Probabilmente in quella situazione risulterebbe più debole, ma comunque, penso udibile. Non essendo un basso profondo, ma un baritono, forse leggero (approssimativamente, come abbiamo detto ci sono persone che cantano da tenori che sono voci centrali), la mia zona strohbass inizia prima. Posso tirarlo fino a Fa1 circa ma inizia ad avere troppa tensione e si "rompe" una quinta e talvolta un'ottava sopra, similmente allo yodel col falsetto (:. Misto con prevalenza petto posso prendere Mib - Re1, quindi c'è sovrapposizione.
Il Fry è il meccanismo primario, come lo è il falsetto, forme estreme non miste e quindi con uno scarso uso della risonanza e prive di rinforsi. Il Fry può avere solo rumore o una componente di fondamentale, però debole. Strohbass ha un po' di rumore, ma prevale decisamente la fondamentale.

Da suoni così piccoli come quelli di Ward e simili non si ricava nulla, sono davvero imparagonabili alla qualità di un cantato o di un ultragrave "lirico". Anzi, c'è poco di fry vero e proprio, talvolta, perché in condizioni edematose anche il fry è molto più irregolare e meno sonoro; quelle voci reggono solamente perché sono infinitamente amplificate ed equalizzate. Già salendo di un'ottava cambiano qualità.
Comunque lo Strohbass vero e proprio -o almeno per come lo intendo io, poi i termini sono equivoci- è un'emissione fondamentalmente lirica, ed è l'unica tecnica per emettere ultragravi. Nell'altro esempio che ho postato (non il Do) scendo fino al Sol o al Fa, e si nota che sono ancora "in voce", per quanto l'elemento di fry aumenti, chiaramente. Avevo provato a incidere molto velocemente degli esempi di parlato in quella zona, per far capire che, specie quando si è amplificati o vicinissimi all'interlocutore, non è così innaturale. Bisogna anche ricordare che il parlato quotidiano è molto più veloce del canto, quindi le sillabe -ipotizziamo che si scenda su una determinata sillaba, perché il parlato ha delle oscillazioni tonali- non sono poi note tenute.

Non so se riesco a postarli, questi esempi, vediamo. Non che abbiano grande importanza, ma mostrano che non occorre essere ottavisti naturali per PARLARE in quella zona. Resto convinto, comunque, che quella cui si fa riferimento -certi doppiatori- sia una vocalità nella maggior parte dei casi molto limitata e con ben poche qualità. Secondo alcuni studi, il parlato medio dovrebbe aggirarsi attorno alla fondamentale, che si troverebbe (credo abbiano proceduto da un punto di vista foniatrico, esaminando diversi cantanti lirici) attorno al Si per i baritoni e attorno a Sol-La per i bassi. Si parla, infatti, di note in cui non entra in gioco il fry. Ci vado sempre cautissimo con queste classificazioni, a ogni modo, per la cronaca, Gucciardo, che stimo essere un buon foniatra, ha rilevato la fondamentale della mia voce in una frequenza che è fra il La e il La#.

Ovvio che Miller o chi per lui sia condizionato, nel suo parlato, dal suo ruolo di ottavista, ma potrebbe tranquillamente parlare in altro modo, utilizzando altri risuonatori e/o salendo di qualche tono. Perciò continuo a dire che già gli assunti della domanda del post (le classificazioni come estensioni, il "parlato" -che tutto può essere- e il "canto"-idem-) sono poco fondati. Però, ci danno modo di discutere, e se a qualcuno può essere utile, benvenga

Ho preso come esempio il parlato per chiarire meglio alcune cose sull'estensione. Infatti, come ha detto sèlavy, quando si parla ci sono infinite variabili e si emettono molti tipi di suoni diversi. Ora, se intendiamo l'estensione vocale come l'insieme di tutti i suoni che una voce é in grado di produrre probabilmente la maggior parte degli uomini, se non quasi tutti, sarebbero in grado di raggiungere, con molta pratica e usando le tecniche di cui stiamo parlando(vocal fry, strohbass) un si ultragrave, per cui saremmo tutti bassi profondi. Se invece, come credo di aver capito che sia, per estensione vocale intendiamo l'estensione di una voce dalla nota più bassa CANTABILE alla nota più alta sempre cantabile, allora le categorie di baritono, tenore e basso potrebbero avere senso. Tuttavia ultimamente sembra andare di moda più la prima di queste due possibili definizioni di estensione vocale. Se cercate su You tube un video sull'estensione vocale di un cantante, vedrete che a quanto pare si considerano anche le note più "sporche" e amalapena udibili che una voce può produrre. Vi allego un link:
http://www.rockol.it/news-603174/classifica-cantanti-estensione-vocale-infografica-vince-axl-rose
Qui ci sono le estensioni vocali di alcuni cantanti e a quanto pare sembra che vengono considerate anche le note non facenti parte del cosiddetto registro di petto. Quello con l'estensione maggiore verso il basso è Axel Rose, guarda caso citato da Oblomov poco prima. Ebbene, quel Fa0(Fa1 in notazione americana) viene considerato parte della sua estensione, pur essendo una nota debole e non cantabile per Axel, si tratta anche qui di Strohbass credo. Senza contare che la metá dei cantanti maschi di quelli considerati superano il Mi1, nell'estensione verso il basso, e questo dovrebbe significare che, in media, il 50 per cento degli uomini avrebbe almeno un Re-Re#1 nel proprio registro di petto e giá questo mi sembra abbastanza strano, considerando che Mi1 e Re1 dovrebbe essere la nota più grave di un basso. Quindi ripeto, ho preso la voce parlata solo come esempio, perchè appunto quando parliamo usiamo tutte le note e i suoni che la nostra voce o se vuoi il nostro "apparato fonatorio" é in grado di produrre.

Resta il fatto che quelle classificazioni, insisto su questo elemento perché è quello che tu dai per scontato e da cui partono le tue osservazioni, hanno un fondamento nel canto lirico (ma nemmeno, perché, come già accennavo all'inizio della discussione e come ripeto sempre, nel tempo tanto è cambiato, e restano opinioni e approcci differenti, quindi semmai si classifica un repertorio, al limite, e spesso con difficoltà filologiche... poi le vocalità sono uniche, non bastano dieci, quindici, venti, trenta tipologie a definirle e classificarle. Chiaro che poi esistano anche voci ineluttabilmente acute e ineluttabilmente gravi, quindi "riconoscibili", ma pure lì non è detto che... ), dove, al di là dei punti di vista, delle scuole eccetera, c'è una emissione piuttosto precisa, che agisce enormemente sugli armonici. Nessuno potrà mai dire che un tale cantante sia un "basso" o un "tenore", se quel cantante non ha mai usato una emissione lirica (e anche allora, dovrebbe sperimentare un bel po', prima di tentare una ipotesi classificatoria).
Quanto alla rete, cui ti riferisci, c'è pura ignoranza, tutti pretendono di sapere, misurano le estensioni come fossero più o meno estensioni falliche... ma è sciocco questo discutere a vuoto quando poi con la voce non si fa nulla, quando non si studia profondamente, quando ci si illude di avere certezze, quando non ci si affida al vuoto degli infiniti possibili e della poesia.
Così come per certe "metodologie" americane, così parziali, così furbe nel proporsi come VENDIBILI -vendendo ciò che troppe persone desiderano: risposte facili... indagano così poco della materia vocale, e poi ascolti queste voci assolutamente prive di colori, che non sono voci importanti (per me ogni voce in teoria può esserlo, non dipende da qualità fisiologiche, ammesso si possa separare la fisiologia dal resto), che non hanno un canto interiore, che non aprono varchi: inesistenti.

Comunque, al di là di tutto, ti ho risposto. Gli elementi importanti sono due:

  1. decostruzione del discorso "classificazioni", che ho ribadito brevemente qui
    2)importanza del MEZZO (situazione acustica, apparato fonico: microfonazione, postproduzione e quant'altro)
  2. infinite variabili del "parlato" Qui ti posto un piccolo esempio, alcune possibilità dei cosiddetti RISUONATORI https://www.youtube.com/watch?v=RlehHgOCQyA

Infine, sul "cantabile", capirai che anche quello è un terreno minato, perché dipende dalla concezione stessa del "cantare". Se un suono è NECESSARIO poeticamente, per me è cantabile. Il più delle volte, invece, si tratta di puro esibizionismo. Ma questi sono discorsi complessi, ed esulano da quanto hai posto, quindi mi fermo qui.

Ciao, mi combino in mezzo a due prospettive in solo apparente contraddizione. Sono pezzi del puzzle, quindi parziali per questo motivo, come lo è il mio pezzo. Chi ne è consapevole, cerca, altrettando socraticamente consapevole dei suoi limiti, di guardare la panoramica generale pur sapendo di non vedere tutti i pezzi del paesaggio, coperti magari da montagne interessanti a loro volta. E fortunatamente è quello che qui si sta facendo sempre più spesso, mi sembra Wink.
Il cantabile e la classificazione in base ad esso. Il cantabile non descrive limiti fisiologici assoluti nella capacità di far fruttare zone dell'estensione cosiddette estreme, è solo una tendenza andando verso gli estremi.
Potremo dire che un Mi4 di Bruce Springsteen non è cantabile perchè non ci canta delle melodie ed è sporco o in falsetto o non controllato. Sono urletti brevissimi e non sostenuti. Uso il suo esempio per rappresentare molti i cui estremi non considereremmo cantabili.
Ma se Springsteen cantasse da sopranista o da metallaro power la cosa cambierebbe. Mettiamoci anche uno che vocalizza da sopranista e canta canzoni metallare o da donna o Bruno Mars per diletto, ma nei suoi dischi preferisce il country entro un range baritonale - basso, come Josh Turner.
Sì oggi con internet i soliti nerd di turno aggiornerebbero la sua estensione sulla base di un Karaoke, lo stesso hanno fatto per Jim Carrey Very Happy.
Quindi possiamo già includere l'avere la capacità ma non usarla nel proprio repertorio, non dimostrando praticamente mai voce piena o simil piena compressa connessa che dir si voglia sopra il Sol3 o anche meno, ma solo falsetto sconnesso per la soavità.
Quindi nel proprio repertorio risulteranno, certi suoni troppo bassi o alti, usati in modo non cantabile e fuori tessitura. O molto bassi o alti in tessitura (usabili come frasi alte o basse non trattabili come centrali). Ovviamente posto che il focus non sarà sull'organizzare frasi acute o basse e le risorse mentali magari non investite in questo.
Usati in un altro modo, sarebbero senz'altro note cantabili e più rinforzate. Senz'altro più vicini ai propri estremi, chiaro, senz'altro fuori dalla zona parlata e con meno massa coinvolta nella produzione vocale.

Lo stesso basso e tenore, nella lirica dicemmo, mette in atto un impostura per uscire fuori dalla propria "tessitura" intesa come centro. Lavorando il basso sul filo dello strohbass e il tenore sul filo del falsetto, inteso come registro acuto.

Allo stesso baritono tocca un'impostura per certi versi, il rimanere in una voce coperta e scura anche nel passaggio.
Quello che voglio dire è che ognuno si costruisce una sua tessitura.

La microfonazione certamente influisce, ma spesso deve avvicinarsi al microfono più un crooner nel suo registro di petto, che Nick Pitera quando fa una nota sostenuta compressa nel suo registro leggero. Altresì le donne e i controtenori che fanno lirica.

@oblomov ha scritto in Estensione vocale nel canto e nel parlato:

Ciao, mi combino in mezzo a due prospettive in solo apparente contraddizione. Sono pezzi del puzzle, quindi parziali per questo motivo, come lo è il mio pezzo. Chi ne è consapevole, cerca, altrettando socraticamente consapevole dei suoi limiti, di guardare la panoramica generale pur sapendo di non vedere tutti i pezzi del paesaggio, coperti magari da montagne interessanti a loro volta. E fortunatamente è quello che qui si sta facendo sempre più spesso, mi sembra Wink.
Il cantabile e la classificazione in base ad esso. Il cantabile non descrive limiti fisiologici assoluti nella capacità di far fruttare zone dell'estensione cosiddette estreme, è solo una tendenza andando verso gli estremi.
Potremo dire che un Mi4 di Bruce Springsteen non è cantabile perchè non ci canta delle melodie ed è sporco o in falsetto o non controllato. Sono urletti brevissimi e non sostenuti. Uso il suo esempio per rappresentare molti i cui estremi non considereremmo cantabili.
Ma se Springsteen cantasse da sopranista o da metallaro power la cosa cambierebbe. Mettiamoci anche uno che vocalizza da sopranista e canta canzoni metallare o da donna o Bruno Mars per diletto, ma nei suoi dischi preferisce il country entro un range baritonale - basso, come Josh Turner.
Sì oggi con internet i soliti nerd di turno aggiornerebbero la sua estensione sulla base di un Karaoke, lo stesso hanno fatto per Jim Carrey Very Happy.
Quindi possiamo già includere l'avere la capacità ma non usarla nel proprio repertorio, non dimostrando praticamente mai voce piena o simil piena compressa connessa che dir si voglia sopra il Sol3 o anche meno, ma solo falsetto sconnesso per la soavità.
Quindi nel proprio repertorio risulteranno, certi suoni troppo bassi o alti, usati in modo non cantabile e fuori tessitura. O molto bassi o alti in tessitura (usabili come frasi alte o basse non trattabili come centrali). Ovviamente posto che il focus non sarà sull'organizzare frasi acute o basse e le risorse mentali magari non investite in questo.
Usati in un altro modo, sarebbero senz'altro note cantabili e più rinforzate. Senz'altro più vicini ai propri estremi, chiaro, senz'altro fuori dalla zona parlata e con meno massa coinvolta nella produzione vocale.

Lo stesso basso e tenore, nella lirica dicemmo, mette in atto un impostura per uscire fuori dalla propria "tessitura" intesa come centro. Lavorando il basso sul filo dello strohbass e il tenore sul filo del falsetto, inteso come registro acuto.

Allo stesso baritono tocca un'impostura per certi versi, il rimanere in una voce coperta e scura anche nel passaggio.
Quello che voglio dire è che ognuno si costruisce una sua tessitura.

La microfonazione certamente influisce, ma spesso deve avvicinarsi al microfono più un crooner nel suo registro di petto, che Nick Pitera quando fa una nota sostenuta compressa nel suo registro leggero. Altresì le donne e i controtenori che fanno lirica.

Intendevo semplicemente dire, come sempre, che non mi interessano i "generi" e i "modi", e che se certi suoni sono necessari (suoni, non note, perché come al solito la storia dell'estensione appiattisce tutto), sono "cantabili". Tutto qui. Se poi vogliamo parlare di fatica o difficoltà o quant'altro, entriamo in un discorso meccanicistico che, come sai, ho pur sempre affrontato, ma che non mi interessa se non come accessorio, parallelo ad altro.
Riguardo a quanto dici su basso, baritono, tenore, fermo restando che sono classificazioni relative, sono certamente d'accordo sulla questione del focus; se si canta da tenore leggero (si canta, non si è), si tenderà a cercare meno lo scuro, tendenzialmente... è un esempio becero, ma rende l'idea. Se tu provi a insistere sulla zona acuta, o su quella centrale spingendo -non di gola, ma comunque "ingrandendo" i suoni- ti accorgerai che dopo, scendere è difficoltoso. Perché? Perché intanto l'orecchio si è abituato a una dinamica/volume e sulla scia di quell'abitudine procede... mentre i gravi hanno bisogno, per suonare, di meno volume, e spesso di una posizione anche leggermente diversa. Anche quest'esempio è una semplificazione. Direi comunque che in lirica un basso tout court raramente sfiora lo strohbass, perché la nota grave per eccellenza è il fa, e nemmeno paragonabile alla frequenza dei do tenorili... ora, l'emissione di questo fa dipende dal fraseggio, dalla dinamica, da tante cose. Ma, in linea di massima, il canto del basso non sfiora lo strohbass se non in rarissimi casi, e per una singola nota (parliamo comunque soprattutto di repertorio per basso profondo, non per basso cantante). E, come il baritono "copre", idem è per gli altri... poi sul "coprire" non mi dilungo, perché anche quello è figlio, nella misura, modalità eccetera, di mode eccetera.

comunque, ho capito cosa intendi, naturalmente. Chiaro che gli acuti tenorili (anche quelli baritonali... un po' meno, dipende) o gli ultragravi siano suoni più difficili e fuori dal centro

@sèlavy ha scritto in Estensione vocale nel canto e nel parlato:

comunque, ho capito cosa intendi, naturalmente. Chiaro che gli acuti tenorili (anche quelli baritonali... un po' meno, dipende) o gli ultragravi siano suoni più difficili e fuori dal centro

Per me è una cavolata e logico la maggior parte degli uomini sono più baritonale che tenorile fisiologicamente sono più rari anche un tenore può pigliare un mi1 chi la detto e mica vuol dire che è un basso la differenza sta nel colore del timbro la pesantezza del suono ecco e poi una voce si classifica su tante cose tessitura estensione passaggio di registro e poi si vede in certe note se ci vai di falsettone belting ecc e molto complesso come discorso ma ti dico che ogni voce e a se ed è difficile a volte classificare vuoi perché uno è nasale e camuffa i risuonatori ecc vuoi perché ha poco appoggio di fiato e allora è limitato a salire vabbè finirei domani se continuasse questa e la mia opinione a presto ciao

Dunque, faccio un esempio prendendo in considerazione la mia voce: la mia estensione"standard", se così si può dire, verso il basso è Un Re1. Dico standard perché é molto variabile a seconda dei giorni, o addirittura a volte varia nell'arco di una giornata. Comunque il Re1 riesco a prenderlo sempre, in qualunque giorno e momento. La mattina ad esempio, in genere, riesco ad arrivare anche a Do1 e poi durante la giornata la voce si "riscalda" e ritorno a Re1 come estensione massima verso il basso. Per estensione massima intendo che Re1 di solito é la nota più bassa che riesco a prendere "di petto", per scendere più in basso devo usare vocal fry/strohbass.
Tuttavia durante la giornata, ripeto varia molto, a volte riesco a prendere Do1 o Do#1 di petto per un'oretta e poi la voce risale a Re1. Poi, sempre la mattina, in media mi capita 3-4 volte al mese di riuscire a prendere anche un Si0 e a volte, ancora più raramente, un La#0, anche se sono sempre molto deboli e certamente non "cantabili"(scusate se continuo ad usare questo aggettivo dopo tutte le discussioni che abbiamo fatto su di esso, ma non so come altro definire delle note poco udibili e che sono appunto più "suoni" che note). Come potete vedere, dunque l'estensione vocale(almeno la mia) è molto variabile nel tempo e non è sicuramente costante, potrei dire che la mia nota più bassa più frequente é un Re1, che la mia nota piú bassa in un momento della giornata è un Do1 e che la mia nota più bassa mai raggiunta da me fin'ora é un La0(l'ho presa una mattina, ma ovviamente era molto instabile e c'era più rumore che suono, ed era praticamente inudibile a chiunque fosse stato a un metro di distanza da me, ma difatti era un suono "prodotto dalla mia voce") Quindi la mia estensione "totale" dovrebbe essere La0-nota più acuta, che non ho ancora individuato, sia perché non mi interessano più di tanto i suoni acuti, ma soprattutto perché trovare la propria nota più acuta é ancora più difficile di trovare quella più bassa, in quanto bisogna considerare voce di testa, falsetto, falsettone, whistle register e bisognerebbe considerare veramente troppe variabili. Senza contare che l'estensione verso gli acuti si può aumentare facilmente con vari esercizi, mentre quella verso il basso credo rimanga pressocchè quella, ammenocchè non si scurisca da sola, spontaneamente, con l'etá.

Alfredo: E' vero, nei bassi c'è il paradosso, il "raffreddamento", li favorisce, ma al tempo stesso, dipendendo in parte dal tono muscolare (contrazione e ingrossamento, importanti per l'adduzione e per evitare il soffiato) può essere riscaltato. Il raffreddamento favorisce la componente legata al rilassamento. Mi sono reso conto che quando mi alzavo le note basse erano un po' "fryish" ma di una certa presenza, maggiore rispetto all'andare della giornata. Mi sono chiesto quindi da cosa dipendesse, chiaro l'impastamento e appesantimento delle corde, il rilassamento, ma c'era una componente fry, quindi come "mixarla" meglio di come facessi all'epoca?
Quindi esercizi per il rilassamento della voce, lo stesso famigerato e quindi sottovalutato fry, contrazione del muscolo, quella è la componente che fa le veci dell'appesantimento da sonno . Più un controllo della risonanza ed ecco che, anche isolando i casi in cui mi riusciva, si raggiunge un registro più sonoro e la possibilità, anche senza entrarvi del tutto, di raggiungere un Re1.
Ha ragione Selavy, il mio Fa1, soprattutto adesso non è strohbass e in media le false corde sono riuscito a non coinvolgerle, perlomeno meno che in passato, dove sentivo un Sol1 più ruvido e al limite, con un Fa più faticoso. Figurarsi quindi il tipico basso. Però si applica lo stesso discorso, è probabile che siano una miriade di cantanti con diversissime tipologie laringee e cordali, da medie a basse profonde, a cantare o aver cantato da basso, vedi Loforese. Penso che quest'ultimo lo sfiorasse sì lo strohbass, per un Fa, visto che è più vicino al tenore, categoria in cui ha poi cantato gran parte della sua vita.
@citazione in Estensione vocale nel canto e nel parlato:

Per me è una cavolata e logico, la maggior parte degli uomini sono più baritonali che tenorili, fisiologicamente sono più rari e anche un tenore può pigliare un mi1, chi l'ha detto e mica vuol dire che è un basso, la differenza sta nel colore del timbro, nella pesantezza del suono, ecco e poi una voce si classifica su tante cose, tessitura, estensione, passaggio di registro e poi si vede in certe note se ci vai di falsettone belting ecc, è molto complesso come discorso, ma ti dico che ogni voce è a sè ed è difficile a volte classificare, vuoi perché uno è nasale e camuffa i risuonatori, ec,c vuoi perché ha poco appoggio di fiato e allora è limitato a salire, vabbè finirei domani se continuassi, questa e la mia opinione a presto ciao

Ciao Luca, cavolata ci sta, ma non so a cosa ti riferisca, in quanto appunto Sèl ha solo detto che determinate note sono più o meno vicine al proprio centro fisiologico, e che gli stessi acuti e ultragravi possano essere
tendenzialmente, non necessariamente, più difficili per chi li ha più lontani dal centro, a parità ovviamente di tecnica, tipologia di emissione, etc.
La "fondamentale" che il foniatra di Sel ha rinvenuto nelle sue corde, sia pure con la sua relatività scientifica, rende l'idea.
Ho solo qualche dubbio in quanto fondamentale significa la frequenza dominante tra tutti gli armonici amalgamati all'interno di un timbro. In teoria tanto il suo La1, quanto il suo Do3 o Fa3 producono delle fondamentali, si tratta solo di diversissimi livelli di tensione, essendo che le corde cambiano continuamente questo stato. Quindi questo La1 come fondamentale a cosa fa riferimento? A corde rilassate? Cosa si intende per fondamentale?
Si dice appunto che gli oggetti inerti hanno tutti delle fondamentali a cui vibrano per simpatia con vibrazioni simili, stesso motivo per cui si potrebbe in teoria rompere un bicchiere con l'acuto. Ma questi hanno anche tutti una loro tensione propria.
Il segreto è poi alla fine in buona parte racchiuso nella risonanza. Se si prova a pitch shiftare un Do3 verso un Do4 anche con un Melodyne, in grado di mantenere formanti e fondamentali, somiglierà straordinariamente ad un falsettone tipico alla Bee Gees, alla faccia dell'uniformità timbrica presa alla lettera. Servono quindi per un bel Do4 beltato o coperto (ma è ai limiti della zona copribile), modificazioni vocali e twang diversi rispetto a quelle che si usano in un Do3, che tu voglia l'urlo rock, quello soul, quello più morbido alla Stevie Wonder o quello alla Pavarotti.

Sì, cantabile può essere equivoco, ciò a cui mi riferivo era il cantabile inteso come "potrei cantarci fluidamente sopra? Potrei ottenere un buon timbro e buone possibilità dinamiche", cose del tutto attinenti alla sfera artistica e molto dipendenti dal repertorio. E appunto inestricabilmente legate al discorso di qualità. Condivido con Sèl anche quello di non limitare la propria ricerca sulla base del repertorio. Certo è soggettivo, ma si intende non rimanere confinati in canoni e confini tracciati da altri molto tempo fa, da gruppi di persone, all'epoca innovatori, parte di un fermento inventivo, vedi il Blues, il jazz, l'evoluzione e la contaminazione nel rock, in cui specie il primo è confluito.
Esercizi di stretching dell'estensione sono utili soprattutto se poi ci si canta delle melodie compiute. Ma estensione e qualità non possono prescindersi, ovviamente. Una nota buona e più salda in più, deve significare maggiore sicurezza nelle note che la precedono, note su cui bisogna ritornare. Specialmente passaggi.

@oblomov ha scritto in Estensione vocale nel canto e nel parlato:

@citazione in Estensione vocale nel canto e nel parlato:

Per me è una cavolata e logico, la maggior parte degli uomini sono più baritonali che tenorili, fisiologicamente sono più rari e anche un tenore può pigliare un mi1, chi l'ha detto e mica vuol dire che è un basso, la differenza sta nel colore del timbro, nella pesantezza del suono, ecco e poi una voce si classifica su tante cose, tessitura, estensione, passaggio di registro e poi si vede in certe note se ci vai di falsettone belting ecc, è molto complesso come discorso, ma ti dico che ogni voce è a sè ed è difficile a volte classificare, vuoi perché uno è nasale e camuffa i risuonatori, ec,c vuoi perché ha poco appoggio di fiato e allora è limitato a salire, vabbè finirei domani se continuassi, questa e la mia opinione a presto ciao

Ciao Luca, cavolata ci sta, ma non so a cosa ti riferisca, in quanto appunto Sèl ha solo detto che determinate note sono più o meno vicine al proprio centro fisiologico, e che gli stessi acuti e ultragravi possano essere
tendenzialmente, non necessariamente, più difficili per chi li ha più lontani dal centro, a parità ovviamente di tecnica, tipologia di emissione, etc.
La "fondamentale" che il foniatra di Sel ha rinvenuto nelle sue corde, sia pure con la sua relatività scientifica, rende l'idea.
Ho solo qualche dubbio in quanto fondamentale significa la frequenza dominante tra tutti gli armonici amalgamati all'interno di un timbro. In teoria tanto il suo La1, quanto il suo Do3 o Fa3 producono delle fondamentali, si tratta solo di diversissimi livelli di tensione, essendo che le corde cambiano continuamente questo stato. Quindi questo La1 come fondamentale a cosa fa riferimento? A corde rilassate? Cosa si intende per fondamentale?
Si dice appunto che gli oggetti inerti hanno tutti delle fondamentali a cui vibrano per simpatia con vibrazioni simili, stesso motivo per cui si potrebbe in teoria rompere un bicchiere con l'acuto. Ma questi hanno anche tutti una loro tensione propria.
Il segreto è poi alla fine in buona parte racchiuso nella risonanza. Se si prova a pitch shiftare un Do3 verso un Do4 anche con un Melodyne, in grado di mantenere formanti e fondamentali, somiglierà straordinariamente ad un falsettone tipico alla Bee Gees, alla faccia dell'uniformità timbrica presa alla lettera. Servono quindi per un bel Do4 beltato o coperto (ma è ai limiti della zona copribile), modificazioni vocali e twang diversi rispetto a quelle che si usano in un Do3, che tu voglia l'urlo rock, quello soul, quello più morbido alla Stevie Wonder o quello alla Pavarotti.

Sì, cantabile può essere equivoco, ciò a cui mi riferivo era il cantabile inteso come "potrei cantarci fluidamente sopra? Potrei ottenere un buon timbro e buone possibilità dinamiche", cose del tutto attinenti alla sfera artistica e molto dipendenti dal repertorio. E appunto inestricabilmente legate al discorso di qualità. Condivido con Sèl anche quello di non limitare la propria ricerca sulla base del repertorio. Certo è soggettivo, ma si intende non rimanere confinati in canoni e confini tracciati da altri molto tempo fa, da gruppi di persone, all'epoca innovatori, parte di un fermento inventivo, vedi il Blues, il jazz, l'evoluzione e la contaminazione nel rock, in cui specie il primo è confluito.
Esercizi di stretching dell'estensione sono utili soprattutto se poi ci si canta delle melodie compiute. Ma estensione e qualità non possono prescindersi, ovviamente. Una nota buona e più salda in più, deve significare maggiore sicurezza nelle note che la precedono, note su cui bisogna ritornare. Specialmente passaggi.

La fissazione dell'altezza tonale, che è poi quanto si trova ovunque in rete, rapisce molto al SUONO, con tutto quello che esso può significare, le sue connessioni misteriose -e certi misteri credo che vadano preservati, incontrati e attraversati per altre vie.

Sulla "fondamentale", anche quello era un esempio molto blando... neanch'io compresi bene, secondo me semplicemente individuava un'altezza tonale, non so sulla base di quale criterio, coerente rispetto a un altro criterio ancora

Laughing

Comunque nello stesso periodo lessi lo studio di un foniatra e studioso della voce che stilava quei riferimenti cui accennavo (Si come "fondamentale" media dei baritoni ecc.), e quindi probabilmente trovai plausibile la cosa, per quanto molto nebulosa, relativa e discutibilissima.

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