Come cantare in falsetto (parte 1 di 3) – Il forum in sintesi

Come cantare in falsetto (parte 1 di 3) – Il forum in sintesi

Articolo della serie “Come cantare meglio: il forum in sintesi“.
Abbiamo raccolto per voi tutte le migliori definizioni, della nostra community, sul falsetto, per aiutarvi a capire meglio come cantare in falsetto. 

Dott. Stefano Brambilla, ha scritto:

Il falsetto è uno dei registri della voce umana ed è caratterizzato da uno stato di estrema tensione delle corde vocali che determina una vibrazione del solo margine cordale, senza la classica “onda mucosa” sulla faccia superiore delle corde. Ciò conferisce alla voce, estremamente acuta, un colore più povero.
Squillante ma debole, povero in armoniche.
Circa la posizione della laringe dipende: il cosiddetto falsettone è un falsetto molto coperto, simile alla voce piena, ottenuto grazie a estreme strategie di copertura del suono.
Il falsetto ce l’hanno anche le donne: perchè mai una laringe femminile non dovrebbe funzionare, in termini di vibrazione cordale, come una laringe maschile?


Valerio Vanni, Boh3mi4n, hanno scritto:

La foniatria tratta la cosa in maniera molto neutrale e tranquilla, definendo il falsetto semplicemente come un registro primario della voce. Lo chiama, genericamente, “meccanismo leggero“.
La foniatria quando si riferisce ai registri primari intende semplicemente i meccanismi di generazione del suono, non il prodotto complessivo acusticamente percepibile, la cui valutazione può essere soggettiva.
E i primari principali sono il meccanismo pesante e il meccanismo leggero.

  • M0 = fry;
  • M1 = meccanismo pesante (registro modale: possibilità gravi della voce);
  • M2 = meccanismo leggero (falsetto, voce di testa: possibilità acute della voce);
  • M3 = fischio.

Caratteristiche del falsetto:

  • il palato molle è alto;
  • le corde false non sono completamente retratte;
  • la massa cordale è rigida;
  • laringe alta;
  • le pliche (o corde) vocali vere non ben addotte durante il ciclo vibratorio;
  • vibrazione del solo margine cordale;
  • fase di chiusura delle corde più breve di quella di apertura;
  • il piano delle corde è inclinato.

A queste condizioni ne risulta uno scarso rinforzo armonico.

E’, inoltre, da considerare falsetto anche l’emissione consapevole del soggetto sano e non disfonico, quando lascerà volontariamente che tra le pliche vocali passi dell’aria (facilmente udibile), a fini artistici.

Nel falsetto i tensori laringei (responsabili della tensione longitudinale) maggiormente – e quasi esclusivamente – implicati sono i cricotiroidei.

Ai cricotiroidei “resistono” gli interatenoidei , i tiroaritenoidei e i cricoaritenoidei laterali, la cui detta “resistenza” partecipa alla gestione dell’altezza tonale.

Una corretta (o per lo meno, adeguata) partecipazione del gruppo aritenoideo è importante per determinare senza break la transizione da un registro, generalmente modale (ovvero m1) a quello di falsetto (quindi m2, inteso come registro medio-acuto e genericamente come possibilità medio-acute della voce).

Il meccanismo 2 (m2) è proprio sia del falsetto, sia della voce di testa: ciò che cambia è il variabile rapporto tra cricotiroidei e aritenoidei da cui deriva un diverso grado di configurazione laringea che, nel falsetto, implicherà un piano delle corde inclinato (corde non rilassate, come detto prima);
Nella voce di testa, un piano delle corde orizzontale (corde più rilassate).

Quest’ultima (la voce di testa) si ottiene tramite una certa calibrazione del lavoro dei muscoli cricotiroidei e quelli aritenoidei (insieme alla gestione della pressione aerea sotto-glottica) che produrrà, nell’area di transizione tra mi1 ed m2, un adeguamento del vocal tract atto a far sì che il risultato timbrico derivante dall’operazione continui ad essere percettivamente omogeneo (ed armonicamente ricco) durante l’ascesa tonale.

In musica moderna, il break [1] che nel cantante inesperto si verifica in conseguenza della scarsa capacità di gestione del gesto pneumofonico (da cui deriva l’emissione in falsetto) può essere stilisticamente capitalizzato, volontariamente, come strumento d’espressione.

Esempi noti: Chris Martin (Coldplay. Brano di riferimento: “Yellow”), Matthew Bellamy (Muse. Brano di riferimento: “Unintended”).

[1] Il falsetto (m2), dunque, per incompetenza o per scelta consapevole non risulterà facente parte di un unico registro omogeneo -cosa che accadrebbe con un opportuno uso dei muscoli cricotiroidei e aritenoidei- ma di un registro scollegato.


Dott. Franco Fussi, ha scritto:

La prevalenza del sistema cricotiroideo fa sì che le corde vibrino solo sul loro bordo libero, con un tempo di contatto che è inferiore al 40% dell’intero ciclo vibratorio. Il timbro vocale risulta allora povero di armoniche, debole di intensità e spesso correlato a sen¬sazione percettiva di “fissità”;
Per quanto concerne una sua collocazione artistica, il registro di falsetto viene utilizzato dai tenori primi di cori polifonici per eseguire brani con tessitura molto elevata, dai cantanti di yodeling tirolese (con atteggiamento vocale caratterizzato da continui e repentini passaggi tra registro modale e falsetto), di country music o di repertori folkloristici in genere, dai cosiddetti ventriloqui per ottenere effetti comici e caricaturali, da alcuni tenori leggeri ad impostazione lirica per emettere note acute in “pianissimo” che risultano di difficile esecuzione in registro pieno e dai falsettisti nel repertorio rinascimentale e barocco.

I cosiddetti “controtenori” o falsettisti artificiali utilizzano un falsetto “rinforzato” ottenuto aggiungendo a tale meccanismo un abbassamento della scatola laringea che consente, tramite un incremento dei fenomeni armonici, l’emissione di un suono più ricco e rotondo nel quale sono tuttavia facilmente riconoscibili le caratteristiche del falsetto.

Qualora durante il ciclo vibratorio non vi fosse un contatto completo dei bordi cordali vi sarebbe fuga d’aria udibile no? Cioè voce velata e soffiata. Accade questo solo nel falsetto volutamente velato di alcuni generi moderni e si chiama “falsetto posturale” (analogo a quello del voicecraft per esempio) dove troviamo adduzione glottica ottenuta con estremo sollevamento laringeo, piano glottico innalzato anche posteriormente, interaritenoidei inattivi, assenza delle formanti superiori, presenza di rumore da fuga d’aria, timbro vocal tract povero.
Il falsetto muscolare, invece, prevede adduzione glottica ottenuta con la sola contrattura del muscolo cricotiroideo, interaritenoidei attivi, timbro più intenso e rotondo.

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